I macchinisti Carlo Park e John Walker e la corazzata “Re d’Italia”

La corazzata “Re d’Italia” nella battaglia di Lissa
Fig. 1 – La corazzata “Re d’Italia” nella battaglia di Lissa

Il 19 marzo del 1905, in via Almeria al n. 21 cessava di vivere Carlo Park, forse l’ultimo dei superstiti dell’eroica e sfortunata impresa di Carlo Pisacane. Nato a Londra nel 1835 venne presto in Italia seguendo il padre. A 21 anni insieme a un suo connazionale Henry Watt,  il 25 giugno 1857 si imbarcò sul “Cagliari” il legno che svolgeva abitualmente il servizio postale tra Genova e Tunisi.  Il vapore partì da Genova diretto a Tunisi, ma una volta in alto mare i passeggeri e l’equipaggio furono coinvolti nell’impresa progettata da Pisacane, la liberazione del Mezzogiorno italiano dal governo borbonico. Il “Cagliari” infatti fu costretto a cambiare rotta e a dirigersi verso Ponza.

Fig. 2 – Carlo Park (estratto da un articolo del “Lavoro”)
All’Albergo Italia è alloggiata una signora inglese

Andiamo a un mese prima della partenza del “Cagliari” e leggiamo questa notizia nel “Corriere Mercantile” del 18 maggio:  «Iersera la banda delle associazioni operai diede una serenata ad una faconda e affettuosa oratrice della nazionalità italiana in molti meetings d’Inghilterra e di Scozia, alla Miss Jessy Meriton White. Una deputazione delle associazioni suddette presentavale un indirizzo. Gentilezza verso la donna viemeglio esige che la riconoscenza verso l’oratrice amica dell’Italia venga espressa anche da chi non partecipa a tutte le di lei opinioni politiche; né vogliamo mancare a questo debito.»

Ogni fatto sospetto, ogni riunione a Genova era tenuta sotto controllo, non solo dalle autorità locali, ma anche dal Console Generale pontificio di Genova, che dopo due giorni da questa serenata scrisse a Roma alla Segreteria di Stato pontificia: «Si informa che è alloggiata all’Albergo Italia [strada Carlo Alberto ndr] una signora inglese, certa Miss White che in Inghilterra soleva tenere meeting e adunanze per la causa italiana. La sera del 17 alle 11 la Società degli Operai la onorò della sua Banda con una serenata in omaggio. Oltre alle grida ‘Viva Miss White’ si udirono ‘Guerra all’Austria’, ‘Morte al Papa’ e ‘Viva l’indipendenza italiana’».

“Eran trecento erano giovani e forti e sono morti”
Fig. 3 – Carlo Pisacane

Ritorniamo al “Cagliari”. Il 26 giugno Pisacane e i suoi sbarcarono a Ponza e liberarono 323 detenuti, dopo 2 giorni erano a Sapri, dove, a seguito di incomprensioni e tradimenti un gran numero di loro, tra cui lo stesso Pisacane, furono massacrati con forche e roncole dalla popolazione e dai soldati borbonici. Park e Watt furono catturati ed insieme ad altri, furono messi in prigione e condannati a morte dal tribunale del re “bomba”. Intanto a Genova, a mezzanotte del 29, Mazzini ricevette la notizia che il Governo era venuto a sapere dell’insurezzione. Le operazioni furono sospese, ma al forte Diamante l’ordine non arrivò in tempo. Qui al forte venne versato il solo sangue della rivolta di Genova. Un sergente del 7° reggimento di fanteria.

L’intreccio tra Miss White, Pisacane e Mazzini
Fig. 4 – Miss Jessie Meriton White

Il “Corriere Mercantile” di Genova riportava il 2 luglio: «Dall’autorità venne intimato lo sfratto a Miss Jessie Meriton White, considerandola come ambasciatrice o luogotenente mazziniana nell’ultima faccenda. Si dice concertato lo sfratto colla diplomazia inglese. Stamane i carabinieri guardavano a vista il suo alloggio». Lo stesso giornale due giorni dopo scriveva: «Miss White venne ieri tradotta nelle carceri di S. Andrea; dicesi ricusasse ottemperare allo sfratto».

Jesse venne accusata di cospirazione – la sua prigionia nel carcere di Genova durò 5 mesi – e dalle pagine del suo diario ci racconta del tentativo di scarcerarla, producendo un certificato medico che riportava alcuni suoi disturbi mentali. A seguito di questo, il comandante del carcere, invitato a deporre davanti ai Magistrati, dichiarò che  “Scia Jessie era piuttosto diversa da essere demente” e un’altra persona, questa volta in genovese, disse al giudice:  “Scià Jessie à sa più lunga de lei”.

La White ricorda poi gli ultimi momenti con Pisacane: «Noi vedemmo Pisacane per l’ultima volta e io scrissi sotto sua dettatura una nota per i due ingegneri del vapore – scoprì che erano inglesi all’ultimo momento – spiegando ciò che sarebbe successo: “Nostro scopo è liberare i nostri fratelli dalle prigioni di  Re Bomba, però aiutandoci farete una buona azione, approvata dall’Italia e dall’Inghilterra”.   Dei suoi rapporti con Mazzini leggiamo che: «Alle 7 di sera del 25, dalle alture di Carignano, Alberto Mario e io vedemmo il vapore fuori del porto e iniziò per Mazzini la più terribile delle sofferenze, l’incertezza. Nelle seguenti tre notti dormì nel modesto appartamento di Alberto mandandoci di ora in ora sue notizie».

Per la vicenda del “Cagliari” si mosse mezza Europa

«Noi sottoscritti dichiariamo altamente che avendo tutti congiurato, sprezzando le calunnie del volgo, forti della giustizia della causa e della gagliardia del nostro animo, ci dichiariamo gli iniziatori della rivoluzione italiana. Se il paese non risponderà al nostro appello, sapremo morire da forti, seguendo la nobile falange dei martiri italiani. Trovi altra nazione al mondo, uomini che come noi, si immolano alla sua libertà, ed allora soltanto potrà paragonarsi all’Italia, benché fino ad oggi ancora schiava. Dal Cagliari ad ore nove e mezzo di sera del 25 giugno 1857. Carlo Pisacane, Giovanni Nicotera, Giambattista Falcone, Luigi Barbieri, Gaetano Poggi, Achille Perrucci, Cesare Faridone, Felice Poggi, Giovanni Gagliani, Domenico Rolla, Cesare Cori, Federico Fuschini, Lodovico Negroni, Francesco Metuscé, Giovanni Sala. Lorenzo Gianoni, Filippo Facella, Giovanni Camillucci, Domenico Mazzoni, Pietro Rusconi». Questo è quanto scrissero i congiurati mentre erano in procinto di partire alla volta della loro sventura».

Sempre da una nota informativa pontificia – che teneva sotto osservazione gli eventi pericolosi e rivoluzionari – si parla del contante, circa 60.000 franchi e delle armi a bordo del vapore “Cagliari”,  ques’ultime furono uno dei punti di discussionte tra il Regno di Napoli e lo Stato Sardo. Anche l’Inghilterra entrò nella vicenda a causa della presenza dei due macchinisti inglesi a bordo del “Cagliari”.

Fig. 5 – La statua di Raffaele Rubattino in piazza Caricamento a Genova

Dal diario di Jesse troviamo le ultime notizie sulla vicenda del “Cagliari”: «Questi due uomini Watt and Park, furono imprigionati per 6 mesi in conseguenza di ciò uno andò fuori di testa e l’altro fu preso da convulsioni epilettiche. A loro fu riconosciuta una indennità di 3000 sterline. […] Pisacane mi diede il suo testamento politico da pubblicare in Inghilterra, insieme a una lettera di Cattaneo che uscì sul “Daily News» [fondato nel 1846 da Charles Dickens, ndr].

I passeggeri furono liberati grazie all’intervento del governo di S.M. Brittanica e il “Cagliari” fu restituito alla Società di navigazione Rubattino, la stessa Compagnia che fornì successivamente a Garibaldi i due legni a vapore, il Piemonte e il Lombardo. Gli inglesi nel giugno del 1858 condussero la nave e i passeggeri a Genova. Charles una volta libero andò in Inghilterra. Ritornato in Italia nel 1860 divenne capo macchina nella Marina militare italiana. A un giornale inglese, Park raccontò anni dopo, in modo obbiettivo, le sue memorie, i patimenti e le minaccie che dovette subire nella prigione insieme agli altri. Sebbene avessere accettato di imbarcarsi, lui e Watt non prevedettero a cosa esattamente andavano incontro, ma condivisero insieme ai compagni di Pisacane le angoscie e i dolori.

La corazzata “Re d’Italia” e la battaglia di Lissa

Nel settembre del 1863 il nostro Carlo Park ricevette l’incaricato di prendere negli Stati Uniti la corazzata “Re d’Italia”. Questa nave, costruita nei cantieri statunitensi, giunse in Italia il 10 aprile del 1864. La corazzata “Re d’Italia” l’otto novembre del 1864 era a Genova e su questa nave fu inalberata la bandiera di comando del Contrammiraglio Vacca.

Fig. 6 – Un articolo del “Corriere Mercantile” del 8 novembre 1864
Fig. 7 – L’affondamento della corazzata “Re d’Italia”

La battaglia di Lissa si svolse il 20 luglio 1866 nel mar Adriatico, tra la Marina da guerra dell’Impero Austriaco e quella del Regno d’Italia, durante la terza guerra d’indipendenza. Fu la prima battaglia navale tra navi a vapore corazzate e l’ultima nella quale furono eseguite manovre di speronamento, manovre che furono fatali alla “Re d’Italia” che affondò. Le perdite complessive della Marina italiana furono due navi corazzate affondate, 620 morti e 40 feriti. Tra gli annegati, oltre a John Walker ci fu anche il pittore Ippolito Caffi, imbarcatosi sulla nave ammiraglia per poter riprendere appunti dal vero della battaglia, per un suo futuro dipinto. Nella figura n. 8 un acquarello, con alcune navi da guerra italiane, che Ippolito Caffi dipinse ad Ancona, prima della partenza per la battaglia di Lissa.

Fig. 8 – La flotta italiana ad Ancona, acquarello di Ippolito Caffi
Fig. 9 – Una veduta di Genova dipinta da Ippolito Caffi
Fig. 10 – Una veduta della chiesa di Carignano di Ippolito Caffi
Le lapidi dei due macchinisti di mare della corazzata “Re d’Italia” sono a Staglieno

La corazzata “Re d’Italia” è il filo che lega i suoi due macchinisti di mare. Carlo Park andò a prenderla negli Stati Uniti per portarla in Italia, John Walker la portò nel suo ultimo viaggio a Lissa. Entrambi inglesi, entrambi sono ricordati nel cimitero di Staglieno a Genova. Park è sepolto nel settore dei protestanti – così come scritto nell’articolo del “Lavoro” del 1904  – ma della cui tomba non ho trovato per ora, ancora nessuna traccia.

Fig. 11 – Necrologio di Carlo Park

La lapide commemorativa di John Walker invece si trova nel primo terrazzo del British cemetery.

Fig. 12 – Un articolo della Gazzetta di Genova del 25 luglio 1866
Fig. 13 – La lapide commemorativa di John Walker (a sinistra)

JOHN WALKER / SACRED / TO THE MEMORY / OF / M. R JOHN WALKER / OF ABERDEEN / ENGINEER / BORN SEPT.R 28 1819 / AND WAS DROWNED ON / BOARD RE D’ITALIA / AT THE BATTLE OF LISSA /  JULY 20 TH 1866. / AGED 46 YEARS. / THIS STONE IS ERECTED IN / TESTIMONY OF RESPECT AND / ESTEEM BY HIS BROTHER / ENGINEER IN GENOA

Fig. 14 – L’iscrizione sulla tomba di John Walker

Bibliografia

White Mario, Jessie The birth of modern Italy, posthumous papers of Jessie White Mario,1909, London.

Arnold, Edward Lord Lyons: A Record of British Diplomacy Volume 1, 1913, London.

Richardson, Sarah The Political Worlds of Women: Gender and Politics in Nineteenth Century Britain, 2013, New York.

d’Auria, Chiara La spedizione di Sapri nelle carte dell’Archivio Segreto Vaticano, 2014.

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