Anche dalla Foce partirono i Mille

Era sabato 5 maggio 1860, era una notte di stelle e le onde del mare, come da sempre, fin dalla notte dei tempi finivano la loro corsa sulla spiaggia della Foce. Alcuni burchielli, come da sempre, prendevano il mare in questa notte particolare. Era il loro carico che faceva la differenza. La rotta era verso levante, ma si trattava di poche miglia dalla Foce, poche miglia per arrivare al largo di Quarto. Li c’erano il Piemonte ed il Lombardo ad attenderli. Sui burchielli c’era una parte di quei Mille, che insieme a Garibaldi, partirono alla volta di Marsala. Ma per comprendere meglio ritorniamo alla Foce, questa volta è domenica 8 maggio 1910 e c’è un’altra partenza, si tratta di un corteo che si sta muovendo da piazza Verdi, diretto alla Foce per l’inaugurazione della lapide in memoria di quella notte; ci sono varie associazioni, tra queste: gli Operai e Contadini di S. Fruttuoso, l’Unione Gastronomica, il Risorgimento operaio, i Carpentieri del Porto e da Pavia la Società di Mutuo Soccorso Giulietta, i Garibaldini e la Gioventù repubblicana.

Il mare è gonfio e migliaia di bandiere sventolano

Migliaia di bandiere sventolano sul simpatico rione affollatissimo. Il mare è gonfio e le spume arrivano a baciare la prora dei gozzi leggiadramente pavesati. Così il redattore del quotidiano Il Lavoro descrive come si presenta la Foce in questa domenica particolare. Alle 15,30 tutti sono giunti alla Foce. Le strade sono pulite per l’occasione, dopo un decennio di sonnolenza da parte dell’ufficio della Pulizia Urbana. La spiaggia invece è ripulita dal solito mucchio di immondizie grazie ai pescatori, perché Municipio e Autorità consortile, da tempo,  si passano l’un l’altro il dovere di tenerla pulita. Pochi minuti allo scoprimento della lapide ed ecco che arriva un violento colpo di mare e la palizzata davanti allo stabilimento Odero si abbatte sulla spiaggia, dentro sullo scalo, in fase di allestimento c’è il piroscafo “Città di Salerno”. A parte questo episodio tutto è pronto, ora può iniziare la commemorazione. Ci sono numerosi garibaldini in prima fila, il consigliere comunale Villa in rappresentanza del Sindaco (qui presente per la consegna della lapide, in quanto il fondo della Società è di proprietà comunale), il garibaldino Carlo Sassola in rappresentanza del gruppo di circa una ottantina di garibaldini di Buenos Aires, e tanti, tanti altri.

La lapide dei Mille murata nella Torretta rosa

Il previsto discorso dell’avvocato Silvio Pellegrini non si può fare, a causa del violento fortunale che coprirebbe la voce dell’oratore; è troppo il fragore delle onde oggi alla Foce. Comunque si procede come da programma, il garibaldino Borghese cala il lenzuolo e tutti possono ammirare la lapide murata nella Torretta rosa, sede della Società dei Pescatori, posta sullo scoglio battuto oggi dai violenti marosi, proprio al limite destro del Cantiere.

La prima sede della “Società dei pescatori, marinai e amici della Foce” (Il Lavoro del 1934)

Subito dopo Pietro Scasso, presidente della “Società dei pescatori, marinai e amici della Foce”, pronuncia un breve discorso per la consegna della lapide al Comune. Il consigliere Villa a sua volta ringrazia l’atto patriottico celebrato dai forti pescatori della Foce. Seguono gli applausi di tutta la Foce. Viene cantato l’inno di Garibaldi e di Mameli dai ragazzi delle scuole popolari accompagnati dalla banda di Marassi.

Le testimonianze di allora

Il redattore del Lavoro in questa giornata di festa raccoglie varie testimonianze tra i presenti, tra queste anche quella del pescatore Parantani, che nel 1860, insieme ad altri pescatori aiutò molti Mille a salire sul Lombardo. La maggior parte dello stato maggiore della spedizione fu portato in spalla, da questi valorosi pescatori della Foce, in quanto i gozzi distavano lontano dalla spiaggia per il mare grosso.

La situazione della spiaggia è critica

Intanto più in là il consigliere Villa viene accompagnato da alcuni pescatori sulla Torretta. Gli viene mostrato come l’episodio della palizzata abbattutasi poco prima è la dimostrazione che la situazione della spiaggia è diventata critica. Da troppo tempo si va avanti con l’estrazione della rena e della ghiaia senza alcun criterio. “O si provvede, o ricominceremo la nostra agitazione della cui energia il Municipio ha avuto già qualche prova nelle sedute di Palazzo Tursi”. Queste sono le parole schiette, ma cariche di apprensione dei bravi pescatori della Foce. Hanno ragione, tra non molto il Cantiere dovrà costruire una grossa corazzata – la Leonardo da Vinci – con l’apporto di ben 3000 operai, e la sicurezza alla Foce, ora come ora, non è certo delle migliori.

Un tombarello con un carico di sabbia – Una piantina del 1910 (in bianco la sede della “Società dei pescatori, marinai e amici della Foce”

Si festeggia con luci, canti e brindando

La giornata comunque trascorre lieta si passa appunto dai ricordi di cinquant’anni prima, alle preoccupazioni odierne degli abitanti della Foce. Il borgo è illuminato alla veneziana, sulla terrazza dell’osteria del Fede si brinda fino a sera, poi verso le 21 ci furono i canti sulla spiaggia, grazie ad alcune corali come la Società Veneta, la Vincenzo Bellini e la Lombardi. Non tutti coloro che furono invitati poteremo arrivare, infatti il giorno prima arrivò un telegramma del figlio di Garibaldi, indirizzato al presidente del Comitato, Pietro Scasso: “Dispiacentissimo altri impegni impediscami accettare gentile graditissimo invito prego lei egregio Presidente rappresentarmi ed essere interprete miei profondi sentimenti ereditati da mio padre di amicizia fraterna solidarietà per classi pescatrici marinare di Genova specialmente Foce. Ricciotti Garibaldi.”

Ma dove era collocata e cosa c’era scritto in questa lapide?

Come abbiamo visto prima, si tratta di una Torretta di color rosa al limite destro del Cantiere navale Odero. Su questa torretta stava avvinghiato uno chalet in legno con un terrazzo che guardava il mare. Quindici anni dopo in un articolo del Lavoro, riguardo alla lapide il redattore Arturo Salucci così scriveva:

“Sul muro a mare di quel baraccone dove han sede la Società di M.S. fra Pescatori e Marinai, e l’ufficio dell’Imposta municipale, c’è una solinga lapide, ormai scolorita dal tempo e quasi illeggibile. Eppure meriterebbe d’esser messa un po’ più in vista, o almeno ritinta, per toglierla da quel desolato, abbandono. Essa ricorda l’impresa dei Mille e fu dettata, credo, dal povero Mario Malfettani. Dice: “Or fanno cinquanta anni / In una notte di stelle / trepida per mille palpiti / di umili eroi / i burchielli dei nostri avi accoglievano / soldati garibaldini / vogando verso le leggendarie navi / Sacre nei secoli. / 5 maggio 1910 / la società dei Pescatori della Foce / memore fidente / nei destini d’Italia / pose”. I festeggiamenti alla Foce nel 1910 terminarono verso la fine del mese con delle regate popolari, ma di questo e di altre vicende dei pescatori della Foce ne riparleremo prossimamente.

In questa vecchia immagine della Foce si può vedere la vecchia sede della Società; una torretta di color rosa al limite destro del Cantiere navale Odero, dove stava avvinghiato uno chalet in legno con un terrazzo che guardava il mare. Osservando bene si può notare nella foto e nel disegno la lapide murata sul muro.

Cinque anni dopo

Cinque anni dopo la collocazione della prima lapide, nel maggio del 1915, nella sede della Società Pescatori, Marinai e Amici della Foce si inaugurò un’altra lapide in onore di due fociani. Non c’è bisogno di scrivere alcunché per spiegare i motivi di questa commemorazione, basta che vi riporto integralmente il testo dell’articolo di allora:

“La notte del 5 maggio 1860, due giovani della Foce, / cogniti della ardimentosa spedizione dei Mille, / Duce GIUSEPPE GARIBALDI, / col più profondo silenzio della notte, sulla spiaggia deserta, / varavano la barca del pescatore Stefano Dassori, / avviandosi veloci a Quarto / alla sommità del fatidico scoglio, in impaziente attesa stava, / il Cavaliere dell’Umanità, / con Lui, Turr, Basso e Missori, / ad un cenno del DUCE la barca si avvicina, / ed in essa prendono posto avviandosi verso il Porto, / con slancio vogano i giovani, in cerca del Piemonte e del Lombardo /che, a lumi spenti, silenziosi e lenti, uscivano dal Porto, / GARIBALDI, Turr e Missori, sul primo presero imbarco, / lasciando Basso, coi Giovani ritornare a Quarto / per portare a termine l’opera cominciata, / trasportando a bordo gli Eroi del Destino d’Italia. / La Società di M.S. fra Pescatori Marinai ed Amici della Foce, / nel giorno della inaugurazione del monumento ai Mille / vuole che i nomi dei benemeriti e oscuri giovani, / LORENZO BARBIERI e FELICE CORVETTO, / siano ricordati perennemente sulla Sala Sociale. / Genova, 5 maggio 1915.

Come si legge da ciò che è scritto in questa lapide, si viene a sapere che oltre a un gran numero dei Mille, due pescatori, sempre della Foce, portarono a bordo del Piemonte addirittura Giuseppe Garibaldi.

Pescatori della Foce in una foto del 1911 (BNF)

Al giorno d’oggi

Di questa lapide non ho menzione dove si trovi o se esista ancora. La prima seguì sempre la sede della Società, in via del Cantiere, poi in via Enrico Cravero, fino ad arrivare all’attuale collocazione nelle case dei pescatori vicino all’entrata della sopraelevata.

Le case dei pescatori come erano nel 1939 ed adesso dove è posta la targa dei Mille

Tornando ai giorni d’oggi, riprendendo la frase che scriveva, quasi cent’anni fa il redattore del giornale Il Lavoro, proporrei di scrivere all’attuale Municipio una dovuta richiesta con queste semplici parole:

Sul muro della casa dei pescatori c’è una solinga lapide, ormai scolorita dal tempo e purtroppo anche danneggiata dai vandali. Eppure meriterebbe d’esser messa un po’ più in vista, (visto che dal 1910 in poi la lapide è stata spostata in diversi luoghi, seguendo, ahimè, le infauste vicende delle spiagge della Foce), o almeno segnalarne la sua esistenza, per toglierla da quel desolato, abbandono.

Osservando le case dei pescatori dove è stata collocata la lapide ho notato due particolari. Il primo è il colore rosa in cui sono state dipinte, come la vecchia sede della Società; vi ricordate? Una torretta di color rosa al limite destro del Cantiere navale Odero! Un caso? L’altra è invece una piccola differenza tra la vecchia e la nuova lapide. Come si può notare nelle foto sottostanti, nella nuova lapide posta ad integrarne la parte distrutta, si notano due parole diverse da quella originale. La parola “PEI” al posto di “PER” e la “I” mancante prima di BURCHIELLI.

La foto della lapide ancora intera è di Renzo Bonzini

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