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L’eroica sartina di S. Teodoro

Anche il 13 marzo del 1912, come ogni mattina verso le 7,25 Carlotta Poggi usciva dalla sua abitazione situata in salita Granarolo 8, per recarsi a lavorare in vico Cicala presso una sarta. Toni Alette invece ritornava a casa dopo il suo turno notturno ai silos granari di ponte Federico e stava percorrendo gli ultimi tratti di salita S. Rocco. Pochi minuti prima anche Pietro Pippo era appena uscito dalla sua abitazione al n. 32 di salita S. Rocco per recarsi nel suo negozio di orologeria e cambiavalute in via A. Doria. Toni arrivato all’altezza della chiesa di S. Rocco, aveva incontrato Pietro e salutatolo stava avviandosi al suo civico, quando sentì alcune detonazioni alle sue spalle.

Ma cosa era successo una manciata di secondi prima?

Il giovane Pietro Pippo

Il ventitreenne Pietro, una volta in strada aveva notato due individui poco rassicuranti che si erano appostati tra l’entrata della chiesa e il civico 29, quindi decise di tornare sui suoi passi anche perché aveva con se, legato alla mano con uno spago, un pacchetto con circa 15 mila lire in valuta estera e in tasca alcune monete d’oro del valore di 5 mila lire. Ritornando indietro fece in tempo a salutare l’amico Pippo che tre colpi sparati a bruciapelo lo raggiunsero. Stramazzato a terra fu raggiunto dai due individui che lo derubarono di tutti i soldi, ma non riuscirono a prenderli l’orologio e gli anelli perché Toni sentiti gli spari si girò e tornò indietro di pochi passi buttandosi su uno dei due assassini. Fu fortunato perché i due colpi che l’altro individuo gli indirizzò andarono a vuoto e ferito al labbro da un calcio della rivoltella ricevuto da quello che aveva bloccato si spaventò, rifugiandosi in un portico, mentre i negozianti e i passanti scapparono lontano. Carlotta no!

Carlotta si trovava, anche lei, lì in quello stesso momento. Stava per dirigersi al civico 35 dove abitava una sua amica, con la quale si sarebbe dovuta incontrare per andare  insieme a lavorare in centro di Genova.

Il luogo del delitto: a sinistra la chiesa di S. Rocco e il civico 2, a destra i civici 32 e di fronte il 35

Il luogo del delitto

Il civico 35 dove abitava l’amica di Carlotta si trovava quasi di fronte ai civici 32 e 34 che appartenevano entrambi alla casetta della famiglia Pippo. Era una casa a due piani, dal civico 32 si accedeva all’abitazione passando da un giardino, invece dal 34 si entrava direttamente al secondo piano. Per descrivere meglio il luogo dove avvenne il delitto fu pubblicato sul giornale questo disegno.

Legenda: il civico 8 di salita Granarolo (cerchiato in azzurro) dove abitava la sartina Carlotta – in giallo il percorso Pietro che fece all’andata e in arancione quello di ritorno – in rosso il punto dove fu ucciso.

Il racconto della sartina

“Io mi avvicinai rapidamente avvinghiandomi ad uno degli assassini che mi si era fatto incontro armato e tentai di strappargli di mano la rivoltella” questo è quanto raccontò Carlotta al cronista del giornale “Il Lavoro”. Ma purtroppo una pallottola colpì Carlotta vicino alla bocca e subito un fiotto di sangue le coprì il suo bel viso. Gli assassini a questo punto scapparono e furono visti allontanarsi verso la salita di Granarolo. Una volta ricoverata all’ospedale di Pammatone, la preoccupazione che assalì la nostra sartina fu che la ferita potesse lasciarle una brutta cicatrice sul viso e che il fidanzato potesse lasciarla per questo. Carlotta dopo la visita in ospedale del suo Giovanni si tranquillizzò perché lui rimase fedele alla promessa fatta: l’avrebbe sposata tra poche settimane.

Ironia della sorte

Di questo efferato delitto nei giorni successivi se ne parlò molto a Genova, anche nell’osteria di piazza Cavour gestita da Maria, la sorella di Carlotta. L’ostessa per la sua parentela con la nostra eroina fu interrogata sull’evolversi delle indagini anche da un gruppo di individui che mai così assiduamente avevano frequentato la sua osteria. Alcuni giorni dopo essere stata dimessa da Pammatone, il 27 marzo Carlotta fece visita alla sorella. Qui venne avvicinata da un avventore che gli chiesi se era sempre sicura di quello che aveva visto e gli fece anche capire che sarebbe stato meglio per lei lasciar perdere il tutto. Ma lei fu irremovibile! Aveva ben stampato nella mente il viso degli assassini. Nel pomeriggio tornò di nuovo dalla sorella, mezz’ora dopo entrarono in osteria due individui ai quali Carlotta subito non fece caso, ma quando si accorse che uno dei due la fissava continuamente, le prese un colpo. Aveva riconosciuto l’assassino! I due uscirono dall’osteria e lei incurante del pericolo gli seguì fuori dall’osteria, trovandosi faccia a faccia con entrambi. Riconobbe anche l’altra persona che era insieme a lui, come quello che al mattino gli aveva fatto tutte quelle domande sul delitto. Rientrò trafelata dalla sorella raccontandogli tutto. Pochi istanti dopo entrarono due guardie in borghese della brigata del Consorzio, che messe al corrente uscirono subito all’inseguimento dei due. L’assassino fu arrestato dopo poco.

La stampa a cerca di scoop

Nei giorni successivi al delitto la stampa si prodigo a cercare notizie nuove, a fare scoop. Ci fu anche un battibecco tra due giornali cittadini, Il Lavoro e il Secolo XIX, a seguito di uno scoop del Secolo che risultò poi falso. Il primo di aprile infine (ma non si trattava di uno scherzo) su “Il Lavoro” usci un commento alle gaffes uscite sull’altro giornale cittadino evidenziando inoltre un articolo del Secolo dove scriveva: “Meschina ambizione di profeti da strapazzo non ci forza la penna: non giuochiamo a indovinagrillo davanti al CADAVERE DI UN MORTO!!!”

Il giorno dopo il delitto il quotidiano “Il Lavoro” indisse una sottoscrizione a favore di Carlotta a cui aderirono oltre ai comuni cittadini anche il Sindaco, assessori e consiglieri comunali e dopo un mese raggiunse la somma di 1500 lire.