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San Teodoro e San Vincenzo, gli ultimi sestieri

Adesso andiamo nei sestieri di San Teodoro e San Vincenzo, gli ultimi due sestieri che benché posti nelle due parti estreme della città, sono per altro limitrofi; stantechè occupando essi due soli tutto il vasto spazio che si comprende tra le mura vecchie e le nuove, dove ha termine quello di S. Vincenzo, ivi comincia l’altro di S. Teodoro. (Dizionario Geografico Storico Statistico del 1840)

Sestiere di S. Teodoro

Per il giro nel sestiere di S. Teodoro iniziamo da via Bersaglieri d’Italia da dove eravamo arrivati, dopo il giro nel sestiere di Prè. Siamo in via S. Benedetto, proseguiamo in via di Fassolo e arriviamo in piazza Dinegro.

In questa piazza è un punto di incontro anche per chi avesse preso la strada con la vista sul porto (via Bruno Buozzi). Pure un tempo si aveva la doppia scelta. “L’antica strada principale che dal palazzo del principe Doria si conduceva fino a S. Lazzaro è quasi tutta lastricata dopo il 1830, ma le vetture non hanno più licenza di trascorrerla, dovendo tenersi sulla nuova assai più larga. La via che dalla strada sul mare, addentrandosi alcun poco, scorge fin sotto le rovine di s. Benigno, è piuttosto ampia, ariosa e ornata di case civili.”  Noi oggi preferiamo – perdendo purtroppo la vista del mare  – prendere la via interna in quanto meno trafficata, nel vecchio libro del 1840 scrivevano “ma i genovesi usi alle lastre non possono soffrire i ciottoli ond’è selciata”, riferendosi alla strada a mare. Da piazza Dinegro è un attimo arrivare al confine estremo toccato dal mare del nostro sestiere e anche il più fotografato di Genova. Qui il sestiere di San Teodoro conserva infatti il suo simbolo cittadino, la Lanterna.

Dal nostro amato faro o meglio dalla porta della Lanterna una volta si entrava in città e per andare a nord si costeggiavano le “nuove mura” con la porta di Granarolo, il forte di Begato fino ad arrivare a lambire il forte dello Sperone. Dalle alture di questo vasto territorio (458 ettari il più grande dei sestieri seguito da S. Vincenzo con 253) si può – ancora in parte – vedere “i ripidi burroni, dove cresce soltanto dell’erba che in maggio rallegra gli occhi de’ genovesi che mirano quelle aspre rive coperte d’un tappeto verdeggiante e smaltato di fiori”. Il mio percorso oggi si addentra all’interno del sestiere e come i genovesi, che non paventano le salite, passando per Salita degli Angeli, un posto a me caro dove i concittadini abitano in gran numero, tali di continuo, tali altri nelle stagioni di villeggiatura, le case che s’ergono ai lati della salita. Si comincia questa salita a S. Lazzaro, che alzandosi con ertezza gravissima giunge in breve alle porte degli Angeli.

Qui si trova la prima e unica targa del Sestiere che sono riuscito a trovare. Unica ma ha il suo fascino, incastonata su questo muro che porta i segni del tempo.

Tornando su in cima, al forte dello Sperone, il confine del sestiere di S. Teodoro corre giù accompagnato alla sinistra da quello di S. Vincenzo, si incontra la chiesa di Oregina e arrivando al vecchio ospedale della Marina (nelle vicinanze di piazza Ferreira) lascia S. Vincenzo e con quello di Prè sale al forte di S. Giorgio (istituto idrografico ella Marina). Da qui scende giù al mare tagliando in mezzo la strada ferrata, arrivando al punto di partenza.

Sestiere di S. Vincenzo

L’ultimo giro è quello lungo i confini di S. Vincenzo, incominciando da Piazza Pedro Ferreira (già piazza S.Ugo) dove troviamo la prima targa che si trova collocata sul palazzo del civico 1, il civico due dall’altra parte della piazza si trova ne sestiere di S. Teodoro.

 

Risaliamo il sestiere per via S. Ugo stando sul lato destro, in corso Ugo Bassi subito dopo via Ambrogio Spinola la seconda targa.

 

Proseguiamo in corso Dogali dal Castello d’Albertis e arriviamo all’Albergo dei poveri e da qui scendiamo fino a metà di via Brignole De Ferrari dove c’era la porta di Carbonara. Da questa porta ed da altre quattro (dell’Arco o di S. Stefano, di Portoria, dell’Acquasola, del Portello) si poteva entrava in questo Sestiere dall’interno della città. Riprendiamo il percorso da Corso Carbonara fino al civico 12 e all’angolo di questo palazzo prendiamo la Rampa Carbonara e di fronte a noi, attraversato corso Firenze, la scalinata Accinelli, salita Accinelli e infine in via Accinelli dove c’era l’ex zêugo do ballon (giuoco del pallone) ecco la terza targa del sestiere.

Andiamo giù per salita S. Gerolamo e dopo un po’ alla destra troviamo la confluenza con salita della Torretta dove si trova la quarta targa di S. Vincenzo, vicina a quella della confinante Maddalena.

In piazza Portello saliamo su per salita delle Battistine. Il Lunario del Sig. Regina per l’anno 1827 di questa parte del sestiere scrive che il muro della nuova Cinta è stato condotto fino alla salita delle Battestine, dove si approssima e finisce sotto il casino del sig. Marchese di Negro, in un punto che presenta la veduta della città, del porto e della riviera occidentale del Golfo Ligure. Di questa villa ora rimane solo il parco, il bastione e la bella veduta di Genova. Continuiamo in via dei Santi Giacomo e Filippo già strada dell’Acquasola, giriamo in via Carcassi, scendiamo in via Ugo Foscolo per raggiungere il ponte Monumentale (porta d’arco o di S. Stefano) e in via degli Archi risaliamo raggiungendo le vecchia passeggiata dei Rampari (mura di S. Chiara), via mura del Prato e mura delle Cappuccine. Da qui scendiamo verso Brignole e in via Brigata Liguria passiamo dove erano collocate porta Pila e porta Romana, quest’ultima all’altezza di Via S. Vincenzo che da il nome a questo Sestiere.

In piazza Brignole prendiamo via Gropallo e risaliamo su per la salita delle Fieschine, (nella foto il convento delle Fieschine), costeggiamo mura dello Zerbino e in via Cesare Cabella troviamo  l’ultima targa. Saliamo per le mura di San Bartolomeo, le mura e la porta di S. Bernardino. Questa porta, come quella Romana e la Montaldo introducono in città gli uomini specialmente della valle di Bisagno de’ monti Liguri e della riviera di Levante. Di coteste contrade è originaria quasi tutta la popolazione del sestiere di S. Vincenzo nella parte piana, secondo quanto ci racconta il Dizionario Geografico Storico Statistico.

E però i puristi del dialetto genovese affermano di ravvisare nelle voci, e di sentire nella pronunzia de’ vicenzini (cosi li chiamano) un non so che di meno gentile che nelle parti interne della città. Certo è che fino al 1825 circa, questa regione aveva ne’ suoi abitatori, ed anche nelle case, l’aria d’un borgo anziché di città, e difettava di alcuni di quei comodi che amano le persone civili. Rimangono da percorrere le mura di San Erasmo, quelle delle Chiappe e del Castellaccio e arrivati al Forte dello Sperone si va in giù fino alla chiesa di Oregina e da piazza Ferreira è un attimo arrivare al punto di partenza.

Quando nei giornali si parlava di Sestieri

Nella Gazzetta di Genova del 1873 parlando di vaccinazioni si spiegava che i locali messi a disposizione erano presso le scuole elementari di ogni singolo sestiere. Per S. Vincenzo in via Porta Romana e per S. Teodoro nella via interna di S. Teodoro.

Succedeva anche che scoppiavano alcune battaglie tra ragazzi dei vari sestieri. Nella Gazzetta di Genova del 1871 veniva riportato che la località Pian di Rocca era in stato d’assedio, postovi da guardie municipali, di sicurezza pubblica e da carabinieri, per opporsi alla battaglia che vi si doveva dare dai soliti monelli dei vicini Sestieri che vanno colà, armati di sassi, bastoni […]. Nella sottostante foto la località Piano di Rocca nel sestiere di S. Vincenzo e la targa della via Kassala con l’indicazione di appartenenza a quello Prè.


Altro combattimento pare ugualmente si prepari per domenica mattina sulle sponde del Bisagno, dove veranno a general certame i Balilla di Portoria e di S. Vincenzo con quelli dei comuni suburbani di S. Fruttuoso e di Marassi.

Anche al fronte c’erano i Sestieri

Nel quotidiano Il Lavoro, un tenente genovese in una sua lettera del luglio del 1915 scritta dal fronte, descrivendo gli accampamenti da dove i buoni figli della Superba combattono il nemico, in ricordo della loro Genova hanno apposte a guisa di insegne le scritte: Sestiere di Prè; Sestiere di Portoria; Sestiere di S. Vincenzo e di questi improvvisati quartieri ritrovo, riflesso tutto il sentimento dei loro veri e maggiori rioni militari un ritorno schietto all’antica vita comune che vivo ancora oggi nei centri popolari della Liguria.

Terminiamo questo giro per i sestieri con un abbraccio a tutta Genova, come sembrano fare, nella foto di copertina, i sestieri di San Teodoro e San Vincenzo raccogliendo a se gli altri quattro.

La prima parte sui Sestieri la trovate qui: http://cazzulo.altervista.org/passeggiando-lungo-i-confini-dei-sestieri-di-genova/

Bibliografia

Piantina di Genova di Celestino Luigi Foppiani, 1854

Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, vol VII, 1840

La nuova pianta di Genova illustrata da G. Banchero, 1868