Uffa, che barba

“Quali sono le tre barbe più decorative di Genova?” e “Quali sono le tre barbette più simpatiche?” Si tratta di domande che facevano parte di due concorsi indetti dal quotidiano “Il Lavoro” nel lontano 1925. Così anche noi, sulla pagina di C’era una volta Genova” prendendo spunto da queste domande, vi avevamo chiesto di inviarci le foto di un vostro nonno, bisnonno, parente (anche “o barba”!), ovviamente provvisti di barba e nati a Genova o che ci avevano vissuto. Allora nel 1925 c’erano anche dei premi per i lettori che indovinarono i nomi di almeno tre dei vincitori del referendum: Primo premio, un rasoio-gillette completo (con astuccio); Secondo premio, un paio di forbici ed un rasoio libero (delle migliori marche); Terzo premio, Pennello, sapone e tazza. Arrivarono anche delle risposte sbagliate, rispetto alle indicazione del concorso del Lavoro, in quanto venivano menzionate persone, si con barba, ma non più viventi: Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Camillo Benso di Cavour, Cesare Battisti, ecc.

Le nostre barbe

Le nostre richieste, invece, in quanto attinenti alla pagina Facebook “C’era una volta Genova”, hanno ottenuto una corretta rispondenza, non molte barbe, ma qualcosa è arrivato. La signora Isabella Arcadipane ci ha inviato la foto del suo prozio preferito, Adelchi Macarro ufficiale di Marina, figlio di Guglielmo, un garibaldino. Un’altra signora, Gabriella Benzi, ci ha invece proposto, presa dal Museo dei Cappuccini di Genova, una foto di gruppo con barbe di varia forma e colore appartenenti ai frati del Capitolo provinciale del 1954. La parte del leone invece la fatta il signor Marko Rinaldo Durante che ha inoltrato cinque foto di suoi parenti. Vediamo di chi si tratta. Il bisnonno paterno Francesco “Piera” Durante (1836-1925), in gioventù fabbricante di carta alla Vesima dove nacque, poi dal 1862: prima Caravana nel Porto di Genova e poi piccolo imprenditore. Fu uno dei primi soci italiani della neonata Società Calcistica del Genoa, infatti il suo commercio fu prevalentemente con gli inglesi che arrivavano a Genova coi Brigantini. Sempre di Francesco una foto in gioventù, garibaldino nei “cacciatori delle Alpi” durante la Seconda Guerra d’Indipendenza (1859), con la sua barba rosso rame, che in vecchiaia arrivò a 50 centimetri di lunghezza. Infine il pro-pro zio Ferdinando Beltritti, nato nel 1818, il bisnonno Biagio, direttore della Darsena di Genova e il trisavolo Giuseppe Rainieri, pittore miniaturista dell’800 genovese.

Adelchi Macarro ufficiale di Marina
La barba rossa del bisnonno paterno Francesco “Piera” Durante
Il trisavolo Giuseppe Rainieri con la moglie, il pro-pro zio Ferdinando Beltritti e il bisnonno Biagio

Una poesia sulla barba femminile

Ritornando al 1925 ci furono anche alcuni signori che fecero dello “spirito”, segnalando i nominativi di alcune gentili signore “afflitte da peli superflui”. Non contento di aver segnalato il nome della vittima, così ci fa sapere il cronista del Lavoro, uno di questi fece seguire, nella sua indelicata missiva, una strofa di Martin Piaggio presa dalla “Campagnata in Rua”

“Unn-a giara paiva a quarta / de ciù grosse, donna Marta / de Cudugno, chè vegnua / a piggà, pe unn-a freidua / qualche bagno d’aegua sa, / spiritosa e inspirita / perchè a l’ea meza poetessa: / se a n’aveiva o goscio e a barba / a sae staeta finn-a bellessa…”

Gli imbrogli

Ci furono pure alcuni che, con la complicità di colleghi o amici, si fecero mandare numerose lettere a proprio favore, e tutto questo lasciatemelo dire, in barba al regolamento. Carta intestata dello stesso ufficio e lettere scritte dalla stessa mano gli smascherarono, con il risultato che i signori Tal dei Tali, Caio e Sempronio presero solamente un voto ciascuno! Nessun foto per il collega Panseri del Secolo XIX in quanto facente parte di quella categoria “un po’ c’è e un po’ non c’è”, insomma una barbetta a fisarmonica: qui, signori, valgono solo quelle in pianta stabile!

I vincitori

L’ingegner Fossati, per la categoria delle grandi barbe, e l’avvocato Carcassi per quella delle barbette, nei primi giorni sembravano dirigersi verso la vittoria, ma…

…la barba da Landru del Fossati e quella da moschettiere al convento di Carcassi furono superate nei giorni successivi. I vincitori risultarono, su 1274 lettere pervenute, con 227 voti e primo posto il ragionier Soldi dell’ufficio Dogana per la categoria grandi barbe. E chi se non lui poteva avere tante preferenze, visto che nell’ambiente marittimo e portuale di Genova sono molte le persone che gravitano da quelle parti. L’avvocato Praga e il pittore Viazzi si piazzarono sui gradini del podio. Per dover di cronaca eccovi anche i primi tre nella categoria barbette: l’avvocato Umberto Sorrentino con 358 voti, il prof. Mario Zino e l’avvocato Alberto Viazzi junior. In questa categoria, nelle lettere molte calligrafie femminili e per alcuni votati furono letti, anzi sentiti i nominativi scritti su cartoncini profumati! Seguì una lunga lista con decine di nomi molto conosciuti allora a Genova, avvocati, professori e ingegneri e in questo elenco il cronista citò anche il parrucchiere notissimo agli abitanti di via Corsica, il droghiere in piazza Soziglia e il suonatore ambulante di organetto detto “Garibaldi”. Di quest’ultimo signore, non abbiamo dubbi, pur non avendolo conosciuto, immaginiamo quale barba avesse.

Manca il ritratto di Zino fuggito in villeggiatura piuttosto che sottostare alla matita del nostro Giglioli

Dalla barba alla politica: la morale del nostro concorso

In conclusione di questo articolo, dopo avere a lungo descritto i risultati del concorso, il Lavoro, e stiamo parlando sempre del 1925, concluse, in una ottantina di righe con un velato messaggio, una sua nota sulla situazione politica del tempo: Si. È prevedibile – noi lo desumiamo dalla nostra esperienza barbosa di questi giorni di spoglio – che la grande questione dell’avvenire, in Italia, sarà la rivincita delle barbe sui menti rasi, la restaurazione dell’«onor del mento». Soppresse – per ragioni ormai note – tutte le discussioni politiche, affidate ai Soloni, o a chi se lo piglia, l’onere di governare il paese, il popolo italiano passerà a discutere la sola grande questione a lui riservata: la rivendicazione della barba.[…] L’importante – riassumendo – è quello di capire i tempi nuovi, e occuparsi di barbe, poiché di politica è inutile discutere. Questo è il segreto e l’insegnamento dell’ora e la morale del nostro concorso…

I più acuti dei nostri lettori l’avranno già capita da un pezzo.

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