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Cristoforo Colombo arrivò verso le 2 del pomeriggio

Cristoforo Colombo – Storia di un monumento

Questa è una ricostruzione, attraverso il giornali dell’epoca (Corriere Mercantile e Gazzetta di Genova), delle vicende legate all’innalzamento del monumento a Cristoforo Colombo.

Il 18 di marzo 1862 Cristoforo Colombo arrivò verso le 2 del pomeriggio con il “legno G. Bardi” proveniente da Avenza. (v.fig. 1)

nave G. Bardi dal porto di Avenza
Fig. 1 Corriere Mercantile – La statua di Colombo arrivata con la nave G. Bardi da Avenza

Il gruppo raffigurante Colombo e l’America, alto 4,5 metri e pesante circa 20 tonnellate, fu scaricato allo scalo del Mandraccio grazie a mezzi e uomini del Comando del Dipartimento marittimo settentrionale. A questa data, l’inaugurazione era prevista in occasione della Festa Nazionale dello Statuto. Tutti gli altri elementi del monumento (le sculture di Giuseppe Gaggini, Salvatore Revelli, Emilio Santarelli e G.B. Cevasco) erano presenti da anni a Genova, si rimaneva ancora in attesa di quelli di Aristodemo Costoli e Santo Varni. A proposito del Costoli la Gazzetta di Genova già nell’agosto del 1858 riportava la relazione del marchese Lorenzo Pareto sullo stato dei lavori «s’intrattenne specialmente il Relatore sul notabilissimo ritardo arrecato nei lavori affidatigli dallo scultore Costoli, il quale in 12 anni avrebbe appena compiuto il modello di uno dei bassi-rilievi e cominciato quello di una statua».

La mattina del 23 marzo si iniziò a trasportare a braccia d’uomo il grosso gruppo su di un’enorme slitta dal Ponte Reale a piazza Acquaverde, grazie all’opera di oltre 500 facchini e di un gruppo di marinai che si prestarono gratuitamente, rifiutando anche il rinfresco a loro offerto. Il trasporto non fu cosa facile visto il peso, la mole e la pendenza di alcune vie, ma tutto si effettuò in poco più di 2 ore.

Mentre si procedeva con i preparativi per innalzare il gruppo di Colombo e ad collocare i bassorilievi ai lati del monumento, il 19 aprile il Corriere Mercantile si preoccupava a richiamare l’attenzione sul pericolo per il monumento da parte dei monelli:

[…] sono esposte a pericolo di venir manomesse e guaste in modo non riparabile dalla pervicacia dei nostri monelli, dai quali è noto per esperienza quanto detrimento ricevano gli ornamenti dei pubblici nostri edifici. Un sasso lanciato, una anche più diretta offesa per malevolenza operata in alcuna parte di tanto squisiti e minuti lavori, recando un danno senza riparo, sarebbe un’onta per la città un disdoro pel nostro popolo.

Fig. 2 particolare del bassorilievo di Cevasco “Il ritorno di Colombo”

Su questi giornali, da questa data (19 aprile 1862) non ho trovato nulla in merito alle opere approntate per il monumento, fino all’otto di luglio, quando si annunciava il prossimo innalzamento del gruppo di Colombo sulla colonna rostrata. Il venerdì 11 luglio si rizzò in piedi il gruppo e furono effettuati gli ultimi preparativi con le gru e con altri congegni destinati all’innalzamento.

Lasciamo alla Gazzetta di Genova con il suo articolo, molto dettagliato e ricco di particolari tecnici (clavie, ancore, paranchi, stanghe, argani, pulegge e corde) di raccontarci come avvenne l’operazione domenica 13 luglio e ha descriverci nel dettaglio, soggetti ed autori delle altre statue e dei bassorilievi, presenti nel monumento:

L’operazione dello innalzamento del gruppo terminale del monumento Colombo sulla sua colonna rostrata compievasi con felice riuscita ieri mattina alla presenza di una numerosa folla, che, dalle gradinate e dalla piazza dell’Acquaverde per quattro e più ore, che tanto durò l’operazione, faceva corona ai lavoratori. Il gruppo venne innalzato colla sua cassa che lo difese dagli urti e dagli accidenti del viaggio. Dicesi che il peso di quella mole raggiunga la non indifferente cifra di ventimila chilogrammi. Per levarlo a quella altezza da suolo erasi chiamata la Società fratelli Monti e Rosasco, abilissimi ed intelligenti capi degli stivatori di bastimenti del nostro porto. Due grandi e robuste clavie furono disposte attorno alla colonna assicurandone i venti, che doveano assodarle in alto, ad anelli di ancore assotterrate nelle estremità della piazza.

P.D. Cambiaso, Palazzo Faraggiana, Genova, Civico museo di S. Agostino
Fig. 3 La colonna rostrata in un disegno di P.D. Cambiaso, Palazzo Faraggiana, Genova, Civico museo di S. Agostino

Il paranco della clavia verso strada Balbi doveva perpendicolarmente alzare parallelo alla colonna il gruppo, per maggiore sicurezza muniti di doppia imbracatura. Il paranco dell’altra clavia cha al di là del basamento della colonna poggia vasi, obliquamente traendo a sé il masso, quando fosse giunto a livello del piano della colonna, dovea sospenderla perpendicolarmente sopra il punto sul quale dovea venire a posare. Due grossi argani a 16 stanghe, mossi da un centinaio di facchini doveano operare la trazione. Alle 6,35 fu dato il segnale. Tutte le forze erano tese. Nello staccarsi da terra, la travatura della cassa ruppe in tre e quattro violentissimi scrosci che suscitarono una forte apprensione. Poi tutto tacque, e il lento cigolare delle pulegge solo accompagnava la grave e regolare ascensione di quella mole. Giunto presso al piano in cui doveva agire il paranco obliquo che doveva portare e tenere sopra la colonna il gruppo, sia che allentate di troppo si fossero le corde dell’imbracatura e del primo paranco, sia che abbassate alquanto si fossero le aste della clavia, il peso non poteva più salire in alto, e trovavasi parecchi centimetri ancora al disotto del piano al di sopra del quale avrebbe dovuto venire. Si fermò quindi e,  fissate le corde, fu qualche tempo di sosta per tramutare alcune corde e fare agire in un’altra direzione l’argano che pel mancato spazio era divenuto impotente.

Foto Lorenzo Bartolini studio per il monumento
Fig. 4 Lorenzo Bartolini – studio per il monumento

Questa sosta fu buona ventura pei curiosi che trovarono così materia di commenti, di osservazioni, di progetti, di ipotesi e, se si vuole, anche di censure contro chi non avea meglio presa la misura. Prestamente riordinato il mutamento richiesto da quella imprevista circostanza, il gruppo riprese la sua ascensione, ed alle 10 in punto un prolungato battimani salutava la statua di Colombo posata sul suo piedistallo, applaudiva alla intelligente ed energica operazione che tanto destramente avea vinta l’inerzia della materia e le leggi della gravità. Assistevano a questa operazione il Sindaco collo Scultore-Consigliere Santo Varni, chiamato a sorvegliare ed aiutare col suo consiglio la più esatta posizione del gruppo; vi assisteva il Senatore marchese Pareto col civico Ingegnere sig. Resasco, i quali con una previdenza ed una solerzia maggiori di elogio diedero tutte le disposizione perché, ordinato e senza accidenti, seguisse il lavoro. I facchini che prestarono la loro forza a sollevare quell’enorme peso, con tratto, che non è raro nel popolano Genovese, non vollero essere pagati, gareggiarono anzi e disputarono a chi dovesse prestare quel gratuito lavoro. Per togliere ogni preteso a dissidi si adottò di prendere certo numero di uomini da ogni classe di facchini, ossia da ognuno dei Ponti in cui ripartiti lavorano. Finito il lavoro, vennero ciascuna squadra col suo capo invitate a recarsi in vari luoghi dove per cura del Municipio dovessero trovare imbandita la colazione. Il gruppo di Colombo rimarrà per alcuni giorni coperto della sua armatura e cassa  di legno, ed assicurato alla braca che lo sospese in aria affine di assicurare che nessuno movimento avverrà nel basamento pel sovrapposto peso. Accertata la stabilità del collocamento, si toglieranno le tavole che coprono le figure e vi si sostituirà una copertura di tela di olona, che verrà poi rimossa in occasione dell’inaugurazione al mese di ottobre prossimo. Le statue che devono figurare agli angoli saranno in breve collocate al loro posto, meno che quella del prof. Costoli che tuttora manca. Il monumento finito presenterà così a chi entri dall’arco di Strada Andrea Doria in alto Cristoforo Colombo con una mano appoggiata ad un’ancora e coll’altra accennante l’America che gli sta appiedi. Il basso rilievo di questo lato, opera del prof. Gaggini, rappresenta il Consiglio di Salamanca. La statua a sinistra, verso la stazione, è dello stesso, e rappresenta la Scienza che con un compasso prende misura su di un globo. La statua a destra, verso via Balbi, è del nostro Santo Varni, e rappresenta la Pietà, che colla Bibbia aperta in mano leva gli occhi al cielo. La Forza, di Emilio Santarelli, rappresentata da una donna seduta, che appoggia un braccio colla mano penzoloni ad una clava, starà sul piedistallo a sinistra verso le scalinate. Il piedistallo di destra dalla stessa parte deve ricevere, quando verrà, la Prudenza, del prof. Costoli. Il bassorilievo che deve figurare tra la Prudenza e la Pietà, sarà  pure lavoro del sig. Costoli, e rappresenterà Colombo che pianta la Croce. Gli altri due bassorilievi, Colombo in catene, di Revelli, e il Ritorno di Colombo, del nostro Cevasco, già al loro posto. (v. fig. 5)

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Fig. 5 Lo stato del monumento, con i bassorilievi Colombo in catene del Revelli e il Ritorno di Colombo del Cevasco, dopo il posizionamento della statua di Colombo

Nei grandi lati del piedistallo saranno in seguito collocate otto grandi Fame, due per lato sorreggenti tabelle, che sul modello prima d’ora fatto da Santo Varni vennero ordinate a Carrara e poi sospese, ed ora se ne fece riprendere l’esecuzione.

Da questo articolo notiamo che l’inaugurazione, già fissata per il giorno dello statuto, ora è prevista per il mese di ottobre. Quattro giorni dopo, al gruppo con Colombo e l’America fu tolta l’armatura di legno e la Gazzetta di Genova è ancora pronta a darci alcuni dettagli tecnici « Sul plinto alto m. 12 75 misurato dalla base si eleva per 18 palmi genovesi (metri 4 50)» e una poetica descrizione «il gruppo colossale con bellissimo effetto per lo spettatore mettendo la figura di Colombo in un fondo di cielo che le dà non poco risalto».

"la figura di Colombo in un fondo di cielo che le dà non poco risalto"
Fig. 6 “… la figura di Colombo in un fondo di cielo che le dà non poco risalto”
Dov’è finita la croce?

L’articolo precedente (18 luglio 1862) continua e trascrivendolo riga dopo riga – con non poca difficoltà, dovuta alla lettura dalle pagine microfilmate – mi accorgo che il monumento ultimamente, osservato e fotografato parecchie volte, mancava di un particolare che ora appunto emerge da queste righe:

La figura del Grande Navigatore abbagliata del costume del 500, in alto soavemente pensoso, affisa lo sguardo alla lontana regione. La sinistra mano tiene appoggiata ad un’ancora quasi per disporsi a levarla, e muoversi, come accenna la corrispondente gamba protesa innanzi, mentre colla destra addita con amoroso atto una bella donna, la quale seduta sulle calcagna gli sta a fianco con graziosissima movenza affisando uno sguardo pieno di riconoscenza nel simbolo di quella civiltà che il gran Colombo venne a portare sulle sue terre, nella croce, che figura tenere sulla destra mano e non vi è ancora posta, dovendosi fare di bronzo dorato, secondo il pensiero dell’autore del gruppo. [la croce come si vede dalla foto 7, fu poi messa in mano all’America, quando cadde o quando venne dimenticata di essere ricollocata dopo il restauro, non ne ho notizia n.d.r]

Fig. 5 In questa foto di Noak l'America con la croce in mano
Fig. 7 In questa foto di Noak l’America con la croce in mano
Fig. 7 La statua dell'America oggi senza la croce
Fig. 8 La statua dell’America oggi senza la croce

Quattro giorni dopo la Gazzetta di Genova si sofferma sulla figura dell’America che «mostra le vaghissime sue forme nella più bella nudità che scalpello di scultore traesse mai dal marmo».

Fig. 8 "nella più bella nudità che scalpello di scultore traesse mai dal marmo"
Fig. 9 “… nella più bella nudità che scalpello di scultore traesse mai dal marmo”

Arriviamo ai primi di agosto dove troviamo la Pietà di Santo Varni racchiusa in una armatura in legno ma già sulla propria base e il procedere dei lavori per collocare le statue della Scienza e la Forza sulle basi del monumento. Una volta scoperte le statue, «l’occhio dei riguardanti si riposa con ammirazione commossa sulla statua della Pietà religiosa di Santo Varni dove l’espressione del volto che al cielo rivolto sembra attenderne la potenza del volere che tutto vince» (v. fig. 10)

Fig. 9 La Pietà del Santo Varni
Fig. 10 La Pietà di Santo Varni

e «l’abbandono e la formosità del braccio che tiene il tumbolo» (v. fig. 11)

la formosità del braccio che tiene il tumbolo
Fig. 11 “… la formosità del braccio che tiene il tumbolo”

Alla fine d’agosto, si parla di un progetto per abbellire la piazza in occasione dell’inaugurazione con «candelabri, arcate, un reggimento di statue così dette di macchina, gran palchi ecc. ecc. e in particolare del loro costo per l’esecuzione di un tal lavoro (destinato a figurare per un solo giorno) ascenda nientemeno che a CENTOVENTIMILA LIRE ! ! ! »

Arriviamo al 17 di settembre e «Il Blidah (v. fig. 12) portò oggi la statua che ancora mancava al monumento Colombo, cioè la Prudenza del Costoli. L’amministrazione Fraissinet, cui quel vapore appartiene, volle spontaneamente farne gratis il trasporto da Livorno a Genova; e merita che di ciò si dia pubblica lode».

Fig. 11 Il Blidah
Fig. 12 Il Blidah

In questo caso è una compagnia francese (la Fraissinet), che gestiva una linea del Mar Ligure con origine da Marsiglia e capolinea a Livorno, a lavorare gratis, emulando così quello che i facchini di Genova fecero mesi addietro.

Fine 1ª parte (continua)