Da S. Benigno a Staglieno, senza ritorno – From S. Benigno to Staglieno, without return

logo-e-scrittaimg_1101Era il 1904 quando the graves (le tombe) provenienti dal Cimitero degli Inglesi sulla collina di S. Benigno arrivarono a Staglieno. I cari estinti della comunità inglese di Genova infatti furono sfrattati dalla collina di S. Benigno perché la loro collocazione era diventata di ostacolo per i lavori che stavano procedendo da parecchi anni nella cava della Chiappella. Lavori di scavo per trarre materiale, necessario all’ampliamento del porto.

Le tombe di S. Benigno a Staglieno

Il novembre scorso andai al cimitero di Staglieno per fotografare la tomba di August Alfred Noak (uno dei pionieri della fotografia). Mi guardai intorno e pochi metri avanti, su in alto, vidi il ponte-sifone del Veilino. Anche quello meritava di essere fotografato. Andando avanti, sulla destra, vidi un cartello con la scritta “British Cemetery” e sopra al portale due lapidi.

Portale opera di Gino Coppedè
Fig. 2 Il portale, opera di Gino Coppedè
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Fig. 3 Le lapidi che ricordano il trasferimento da S. Benigno

Le lapidi riportano, con poche righe incise, al vecchio “Cimitero degli Inglesi”, consacrato qui a Staglieno il 27 marzo del 1904 dal vescovo di Gibilterra William Edward.

Decisi di salire su per quella scalinata. Fatti pochi scalini giunsi alla prima terrazza. Una catasta di rami posta su entrambi i lati e l’erba alta nella seconda terrazza, mi fecero desistere di visitarle. Sali fino in cima per vedere i luoghi dedicati ai caduti britannici, della prima e seconda guerra mondiale (di queste ne parlerò in altro post). Scendendo le scale il mio pensiero si fermò su quanto avevo letto su quelle due lapidi. Capii subito che dovevo vedere le tombe di quel vecchio cimitero.

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Fig. 4 Il primo terrazzo
Come è oggi il “Cimitero degli Inglesi”
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Fig. 5 Il lato destro del primo terrazzo
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Fig. 6 Una tomba spaccata dalle radici

Qui si trova un appezzamento di terreno diviso in due parti che fanno da ali alla scalinata (Fig. 4). Un terreno abbandonato, a cui angoli sono accatastati cumuli di rami – vecchi da tempo – di rampicanti e di alberi, tra cui anche quelli di maestosi cipressi. Questi ombreggiano le tombe, ma nello stesso tempo ne sollevano le lastre di marmo e si inclinano minacciosi verso i passanti della strada sottostante (Figg. 5 e 6). Da ambo le parti sono presenti lapidi sepolcrali che si erigono solitarie, lambite da pochi raggi di sole.

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Fig. 7 Il sole delle cinque sul “Cimitero degli Inglesi”
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Fig. 8 La vegetazione sulle tombe
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Fig. 9 …sollevai come fosse un tappeto, quel manto erboso

La prima sensazione che avvertii fu quella di trovarmi fuori del tempo e in altro luogo. Si, proprio in Inghilterra, ma senza la cura, che suppongo, sia là presente per il rispetto dovuto per questi luoghi. Giorni dopo ritornai e passando tra un tomba e l’altra rimasi impigliato in un rovo. Fu in quel momento che guardando meglio mi accorsi, che non solo i rovi e i rami abbandonati da tempo, ma anche il sottobosco, con il muschio aveva preso possesso dell’area. La piccola vegetazione, come in bosco incantato, aveva avvolto e celato alcune lastre marmoree. A mani nude, poco a poco sollevai, si proprio così, sollevai come fosse un tappeto, quel manto erboso, alto un paio di centimetri, misto a terriccio, portando così alla luce alcune tombe, che da tempo non erano più tali.

I nomi, le attività e i luoghi
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Fig. 10 A fianco dell’angelo una tomba nascosta

Ripulendo le epigrafi, quelle che ancora si lasciavano leggere, trovai i nomi, le attività e i luoghi di quelle persone che faceva parte della Comunità Inglese. Attualmente a Staglieno, nel primo terrazzo ho censito circa una novantina di tombe – ne rimangono alcune da “scoprire” –  tra queste c’è ne una completamente ricoperta dai rami (Fig. 10). Senza una particolare attenzione a questo piccolo appezzamento di terreno nel cimitero monumentale di Staglieno, si rischia di perdere l’ultimo ricordo delle persone che contribuirono a tenere i rapporti tra Genova e il Regno Unito. Infatti anche tra queste tombe c’è un po’ anche del nostro patrimonio culturale del XIX secolo. In queste lapidi si legge, dove è possibile, storie di uomini e donne che a Genova svilupparono attività commerciali, artistiche, finanziarie e industriali e qui lasciarono le proprie spoglie o quelle dei propri familiari. img_0882Uomini e donne che qui a Genova vivevano, uomini e donne che semplicemente passarono con le navi per andare verso altre terre, ma qui perirono. img_doppiaLa maggior parte delle lapidi di questi defunti di oltre Manica sono semplici, solo epitaffi, alcune invece portano scolpiti classici simboli dell’arte funeraria, altre ancora recano immagini che individuano l’origine nobile o l’appartenenza a reggimenti di fanteria, piuttosto che alla marina di Sua Maestà Britannica. Alcune di queste tombe hanno, per il tempo e per l’incuria, i caratteri incisi non più leggibili, per questo nella mia “esplorazione” ho trascritto parola dopo parola, segno dopo segno, ciò che è ancora visibile. Dopo aver trascritto e fotografato quanto possibile, ho cercato in internet e incrociandone i dati, ho trovato piccole storie. Fra queste tombe giace, stranamente un italiano, la madre di un artista inglese, l’ammiraglio che… Queste piccole notizie le troverete nei post che descriverò in seguito.

(continua)

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