Partì per primo e se ne andò in America

Era il 7 gennaio del 1904 quando James Smithson, a bordo del piroscafo “Prinzess Irene” della North German Lloyd Company, partì per l’America. Per lui era l’ultimo viaggio di una vita vissuta tra l’Inghliterra, la Francia, la Germania e in ultimo l’Italia. Era il suo ultimo viaggio, ma James questa America – dove non aveva mai messo piede – non poté vederla, infatti James morì a Genova, il 27 giugno 1829.

 

Fig. 1 – Il piroscafo “Prinzess Irene” della North German Lloyd Company

Chi era James Smithson

James Smithson

Fig. 2 – James Smithson

James Smithson figlio illegittimo di Elizabeth Hungerford Keate Macie e di Hugh Smithson (in seguito Hugh Percy, Duca di Northumberland) fu un mineralogista e chimico brittanico (scopritore della Smithsonite) che lasciò alla sua morte più di mezzo milione di dollari (ricordiamoci che siamo nel 1829) al nipote Henry Hungerford.

Henry Hungerford, colui che ereditò una fortuna

L’erede era appunto Henry Hungerford, (prese in seguito poi il nome di Baron Eunice Le Batut, il cognome del secondo marito di sua madre) che si trovava a Parigi quando seppe della morte dello zio. Il 6 di luglio era già a Genova per predisporre la tomba, dove su un lato della stessa fece incidere la seguente scritta: «Sacro alla memoria del Lord James Smithson, compagno della Royal Society di Londra, che morì a Genova il 26 di giugno 1829, all’età di 75 anni» e nell’altro lato: «Questo monumento e il terreno su cui si erge sono stati acquistati in perpetuo da Henry Hungerford, nipote del defunto, in segno di gratitudine al generoso benefattore  e come tributo al valore del defunto». Una particolare attenzione, dovuta, vista la somma appena ereditata. Circa un mese dopo ritornò in Inghilterra e riprese a viaggiare per l’Europa e a condurre la sua vita da dandy. Poté disporre dell’eredità fino al 5 giugno 1835, quando morì in un hotel a Pisa. Non lasciò eredi, in quanto non si sposò e non ebbe tanto meno dei figli.

 

Fig. 3 – Henry James Hungerford (Smithsonian Institution Archives)

Quello che dicono le carte

Partendo sempre da una ricerca incentrata sul cimitero di S. Benigno, ho trovato nel sito del Smithsonian Institute alcune lettere e diversi testi sul personaggio. Quasi alla fine delle mie ricerche, grazie a una domanda mirata e alla memoria enciclopedica di Davide, della biblioteca della “Società Ligure di Storia Patria”, ho potuto consultare una serie di volumi “Manual Report of the Smithsonian Institute” arrivati in questo istituto genovese, anno dopo anno, direttamente dagli Stati Uniti d’America, a partire dal più vecchio, datato 1863.

Fig. 4 – La “Gazzetta di Genova” del 23 febbraio 1826

Della vita di Smithson a Genova si sa ben poco. James visse a Genova tra i suoi libri, le sue carte e i suoi amati minerali. Stando a Genova, per circa tre anni, avrà letto anche i quotidiani genovesi probabilmente avrà appreso dalla “Gazzetta di Genova” del 23 febbraio del 1826 la nomina del nipote Hugh Percy (figlio del suo fratellastro) ad ambasciatore presso il re di Francia. La sua vita a Genova finì alle 2 del mattino del 26 giugno 1829, quando spirò a 64 anni, essendo nato nel 1765. Il nipote fece incidere “[…] all’età di 75 anni” probabilmente perché le condizioni fisiche del defunto, la mancanza di molti denti e altro lo avevano fatto credere molto più vecchio.

Fig. 5 – “Manual Report of the Smithsonian Institute” (Società Ligure di Storia Patria)

Tre giorni dopo, il 29 giugno il console inglese scrisse una lettera all’Avvocatura generale di Genova, dicendo che potevano essere tolti i sigilli dalla residenza di James. Nel contempo, lo stesso console avvisava il funzionario genovese, che prima che i sigilli fossero stati apposti, lui aveva mandato un suo collaboratore alla casa del defunto. Questi, il vice console, entrato nella residenza del defunto e fatto un inventario, in presenza di Mr S. L. Gibbs “il Banchiere di Smithson” notò che lo stesso Gibbs aveva scritto una lettera ai parenti di James per avere istruzioni in merito.

Nei giornali di Genova nulla su James Smithson

Nella “Gazzetta di Genova” del 11 luglio, quindici giorni dopo che morì James Smithson, nelle miscellanee compare un articolo che descrive un edificio fatto erigere a Londra dalla sua famiglia: «La specola che fa innalzare il duca di Nortumberlandia al suo magnifico castello detto Sion House sarà il più bel monumento di tutta Europa in questo genere di edifici, e deve costare più di un milione di franchi.»

Fig. 6  – La “Gazzetta di Genova” del 11 luglio 1829

Ma cosa c’era scritto nel testamento di James Smithson?
Fig. 7 – Il testamento di James Smithson

Il 23 ottobre del 1826 James scriveva le sue ultime volontà iniziando con queste parole:

«Io, James Smithson figlio di Hugh, primo duca di Northumberland e di Elisabetta, erede dei Hungerfords di Studley e nipote di Carlo il Superbo, Duca di Somerset, […] nel caso che mio nipote, dopo la sua morte non abbia lasciato come eredi uno o più figli, o se nati ma morti prima dei 21 anni di età, lascio tutte le mie proprietà agli Stati Uniti d’America, per fondare a Washington, sotto il nome della Smithsonian Institution, una fondazione per la crescita e diffusione della conoscenza tra gli uomini.»

Il nipote non lasciò eredi, quindi secondo le disposizioni testamentarie di suo zio, l’eredità andò così al governo degli Stati Uniti.

105 borse contenenti ognuna 100 gold sovereignes

L’eredità di James – la cifra esatta ammontava a 515.169 dollari – partì nel 1838 dall’Inghilterra in 105 borse contenenti ognuna 100 gold sovereignes e arrivò in America. Questa considerevole somma servì anni dopo la morte di James a fondare il “Smithsonian Institute” di Washington, il complesso museale più grande del mondo.

Fig. 8 – The Gold sovereignes

Sessantadue anni dopo la sua morte vennero a renderli omaggio

Fig. 9 – Copia in marmo della targa originale presente nella “Holy Ghost Church” in piazza Marsala

Nell’agosto del 1891 Langley, presidente del Smithsonian Institute di Wahington visitò il cimitero di S.Benigno e depositò una cospicua somma per il perpetuo mantenimento della tomba. Ritornò altre due volte a Genova e in uno di questi viaggi appose due targhe di bronzo con il bassorilievo di Smithson, una nella chiesa inglese (probabilmente nel 1896 anno risultante dalla lapide ndr), l’altra sulla tomba di Smithson, da dove fu successivamente rubata nel 1900. Nella “Holy Ghost Church” di piazza Marsala, attualmente è presente una copia in marmo della targa, fatta nel 1963 da Romanelli di Firenze, dopo che l’originale fu andato distrutto dai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale. Comunque il Smithsonian Institute aveva già iniziato, a proprie spese, nel 1857 e nel 1880, tramite il console USA a Genova, a mantenere in buone condizioni il sepolcro.

Da via Garibaldi a Genova, parte una lettera per l’America

In una lettera del 24 novembre 1900, Mr Edward Alegeron Le Mesurier dal suo ufficio in via Garibaldi 7, scrive, a nome del Comitato del British Burial Ground of Genoa, a Samuel Pierpont Langley informandolo sulla situazione del cimitero di S. Benigno:

“È ancora lì sulle alture di San Benigno, dove alcuni anni prima, vi avevo accompagnato e dove eravate stato colpito dalla enorme cava che, lentamente, stava mangiando la parte rocciosa della collina. Adesso per fermare l’avanzata della cava diventa necessario l’intervento del Console. Gli scavi sono per ora fermi e il cimitero per ora non è toccato, anche se il muro di confine è ora proprio sul bordo degli scavi; ma le autorità locali che sono proprietarie della cava, ci hanno fatto capire che hanno bisogno di più pietre per le loro opere portuali, e sono quindi ansiosi di vedere le nostre tombe trasferite dalla posizione che attualmente occupano.

 Fig. 10 –  Colle di S. Benigno: il cimitero degli Inglesi, Anonimo, fine XIX/inizio XX sec. ca

A tale scopo ci darebbero un pezzo adeguato di terreno in un’altra parte della città e si impegnerebbero anche di effettuare il trasporto dei resti mortali. Qualora la nostra risposta fosse negativa, ci comunicano che nel giro di cinque anni, nel 1905 il termine sarà raggiunto. (il “termine” si riferisce all’esproprio dovuto all’applicazione della legge sulla pubblica utilità n.d.r.). E noi dovremo allora rinunciare a quello, che ora abbiamo chiesto di avere come una concessione. Date le circostanze, il Comitato ha deciso che si tratta della politica migliore, nell’interesse di tutti, di cominciare a negoziare il trasferimento, in una sola volta, del Cimitero Britannico con tutte le sue tombe, in una collocazione decorosa, anche se molto tempo potrebbe trascorrere prima che questo trasferimento possa essere compiuto. Le Mesurier chiude con una domanda: «Smithson è da lasciare qui o da trasportare negli Stati Uniti?»

Fig. 11 – La tomba di Smithson (Premiato Studio Fotografico) – Smithsonian Institution Archives

A Washington si decide. In via Garibaldi ci si preoccupa

A Washington, pochi mesi dopo, nella riunione dei Reggenti del Smithsonian Institute, tenuta il 23 gennaio 1901 si approvò una risoluzione dove si conferma la necessità di rimuovere i resti mortali di Smithson, in previsione della soppressione del Cimitero degli Inglesi e che il tutto si sarebbe attuato con il contributo della “Chiesa inglese” e delle autorità del National Burying Ground di Genova.

Un anno dopo la prima lettera, lo stesso Le Mesurier – che oltre ad essere banchiere era anche uno degli officer della Chiesa inglese a Genova – il 23 dicembre 1901 segnalava un pò preoccupato al Smithsonian Institute, che ora la politica delle autorità era, presumibilmente, quella di lasciare le cose come stavano, fino a quando (tre anni o giù di lì), saranno obbligate, sempre dalla Legge di pubblica utilità, a prendere possesso della collina di San Benigno, ovviamente con l’obbligo di trasportare i resti mortali altrove. Questo stand by dovuto probabilmente alle difficoltà di trovare un sito alternativo. In più la sua preoccupazione era che, con ogni probabilità, i resti sarebbe stati spostati in una parte del cimitero protestante e non in un luogo dedicato esclusivamente a loro.

Arriva finalmente la convenzione; Grazie a Canzio

Il 22 di novembre 1903 “Il Caffaro” titolava «Il Cimitero degli inglesi e il Consorzio. Una grave quistione risolta […] Per il lavori del Porto si andò mano mano sfaldando con la cava della Chiappella, la collina, tanto che il soprastante Cimitero minacciava di precipitare.[…] Il generale Canzio apriva personali trattative col nostro Sindaco per ottenere a Staglieno un tratta d’area di grandezza pari a quella della Chiappella.»

Fig. 12 – “Il Caffaro” del 22 novembre 1903

Di conseguenza fu stipolata una convenzione che prevedeva: «Il Consorzio, in cambio del tratto di area alla Chiappella di metri quadrati 1740 che rimane di sua proprietà, cede alla Comunità inglese 1700 metri quadrati da esso acquistati dal Municipio a Staglieno. Per tutta la maggiore area, circa altri 1280 metri quadrati, la comunità inglese provvederà direttamente a sue spese acquistandola direttamente dal Municipio.»

Il Comitato del Consorzio riunito a Palazzo S. Giorgio la approvò all’unanimità. Il generale Stefano Canzio, presidente del “Consorzio autonomo del porto”, si adoperò affinché fossero riconosciuti i diritti inglesi gestiti dal loro “Comitato del fondo inglese per le sepolture” e probabilmente la conclusione fu anche facilitata dalla contemporaneità della visita, a Windsor, del re Vittorio Emanuele III. La felice soluzione alla vertenza, che andava avanti da parecchi anni, venne comunicata al Console William Keene che ringraziò con una lettera sottoscritta anche da E. Mackenzie, W. White, A. Burton Buckley, Carlo Mac Nevin e A.C. Campbell.

Si cercano i parenti delle persone sepolte

Prontamente William Henry Bishop, console degli Stati Uniti a Genova, due giorni dopo invia una lettera a Washington, letta l’otto dicembre al Smithsonian Institute. Il console informa che a seguito di una comunicazione ricevuta da Noel Lees (esq. Care of H.B.M.’s Consul General of Genoa), il vecchio cimitero inglese sulle colline di S.Benigno di questa città è stato espropriato dalle autorità italiane e a breve sarà demolito. I resti di tutte le persone là sepolte saranno portate al nuovo cimitero a spese pubbliche, e così pure le tombe, a meno di diverse disposizioni dei parenti dei deceduti. Aggiunge che è stato impossibile verificare gli indirizzi dei parenti di tutti, e questa lettera è stata inviata a voi in riferimento alla tomba di James Smithson.

Fu data notizia della prossima demolizione del cimitero ai parenti dei defunti lì sepolti, inoltre tre giorni dopo l’uscita dell’articolo del “Caffaro”, il 25 novembre fu messo un annuncio su varie testate inglesi (London Times, Daily News, Morning Post, Telegraph, ecc.).

Spuntano i parenti di James

Il console americano aggiunge:

«[…] se voi avete dei desideri da comunicare per quanto riguarda la disposizione dei resti di James Smithson, e istruzioni da dare, questi dovrebbero essere espressi nel minor tempo possibile. Vedrete dalla mia lettera del 30 giugno scorso che qui c’è un impedimento (vedi figura 13) per la rimozione del corpo di James Smithson in America, da parte di alcuni parenti in Europa. (On the 30th of December our Consul, Mr. Bishop, discovered that there was on file in the Mayor’s office, a document which purported to be an injunction on behalf of George Henry LaBatut against the removal of Smithson’s remains from Genoa without his consent…) Sono stato informato da parte del consolato Britannico che la fonte e il motivo di questa opposizione è stato notificata, nello stesso tempo, al Smithsonian Institution. Da qui non riesco a apprendere altro. Se sapete qualcosa ditemelo prima del primo di gennaio 1904.»

Fig. 13 – Il documento del 20 aprile 1879 di George Henry LaBatut

In chiusura, di questa lettera Bishop ci da un’informazione su quanto costavano le pratiche funerarie in quel tempo. «Ho saputo dall’American Express Company, per trasportare il corpo, da qui a Washington, costerà 203 dollari. Questo non include la riesumazione del corpo, né la bara, l’imballaggio, ecc. Trecentosessanta lire (circa 72 dollari) dovranno essere pagate come tassa governativa, prevista per ogni corpo portato fuori dal paese. La spesa totale ha una stima approssimativa che potrebbe arrivare a 400/500 dollari, a meno che si voglia qualcosa di insolitamente bello, come per esempio un cofanetto.»

Di tutta fretta si parte per Genova

Di tutta fretta e su mandato dei Reggenti del “Smithsonian Institute”, Mr e Mrs Bell il 15 dicembre 1903 partirono da New York diretti per il porto di Cherbourg (Francia). Sì, proprio C. William H. Bell, l’inventore del telefono, in questa missione in veste di membro dell’Istituto. Bell per questa operazione aveva coinvolto da tempo Gilbert Grosvenor, suo genero, nonché fondatore del National Geography magazine, che si attivò in una propaganda giornalista che continuò anche durante il soggiorno dei suoceri a Genova.

il viaggio dei coniugi Bell per raggiungere Genova

Fig. 14 – Il percorso dei coniugi Bell per arrivare a Genova

Un lavoro di “intelligence” anglo-americana

Il giorno di Natale Mr e Mrs Bell arrivano nella nostra città e vanno ad alloggiare all’Eden Palace Hotel di Nervi. Nel suo diario la signora Mabel Bell scrive che il marito è febbricitante, avendo preso freddo sul treno da Parigi. Allora lei visitò il cimitero, sotto la pioggia, in compagnia del console americano, per prendere accordi per l’esumazione. A Genova in quel periodo di feste natalizie il tempo non era molto clemente. Il giorno dopo Bell presentò le sue credenziali al console americano e a Mr Noel, funzionario di quello inglese, cominciando così ad attivarsi “in silenzio e in privato” (with the request that the negotiations and removal be conducted quietly and privately) così come da espresso mandato dei Reggenti del “Smithsonian Institute”. Nelle testate giornalistiche genovesi del tempo, consultate alla Biblioteca Berio, non ho trovato nessun articolo in merito all’arrivo di Bell qui a Genova per recuperare le spoglie di Smithson.

Fig. 15 – “Il Lavoro” del 25 dicembre 1903

Proprio il giorno dell’arrivo di Bell a Genova usciva invece sul “Lavoro” un articolo, che per ironia della sorte, parlava dell’attivazione della linea telefonica Genova-Savona al costo di 50 centesimi per tre minuti.

Diversamente, nel Nuovo Mondo, la stampa era prodiga di informazioni; prima, durante e dopo l’esumazione.

Fig. 16 – Articoli di alcune testate americane

Diversamente, nell’altro mondo, la stampa era prodiga di informazioni; prima, durante e dopo l’esumazione.

Una burocrazia bizantina

Nel suo diario Mabel annota con stupore e disappunto, che per potere portare a termine la loro missione a Genova, dovevano superare una burocrazia bizantina: Un permesso per esportare il corpo fuori dai confini italiani, un permesso per aprire la tomba, un permesso per l’acquisto di una bara, un permesso del governo italiano, uno del Comune, uno della polizia municipale, un permesso per…

Finiva il 1903 e sulle alture di S. Benigno, c’era il vento, la pioggia gelata e un gruppo di persone

Era l’ultimo dell’anno e un gruppo di persone erano sulle alture di S. Benigno, sotto la pioggia gelata e con il vento che piegava gli alberi del cimitero. Nel documento di esumazione dei resti mortali di James Smithson, il console Bishop certificò che il 31 di dicembre dell’anno 1903, alle ore 11 di mattino, nel vecchio cimitero inglese di San Benigno, erano presenti all’apertura della tomba insieme a Mr Alexander Graham Bell e sua moglie Mabel, Noel Ness rappresentante ufficiale del British Burial Ground Fund e l’architetto ed ingegnere Gino Coppedè. Coppedè era incaricato dell’apertura della tomba e della rimozione dei marmi e di quant’altro materiale appartenente alla tomba, materiale che dovrà poi essere trasferito nel nuovo sito.

Fig. 17 – Bell osserva i resti di Smithson  (Smithsonian Institution Archives)

Fig. 18 – Alcuni dei presenti all’esumazione della salma di Smithson (Smithsonian Institution Archives)

Sono presenti, in questo ultimo giorno dell’anno, come testimoni anche alcuni genovesi Giovanni Battista Firpo giardiniere – probabilmente è il personaggio che si vede a destra, in figura 17 – di professione custode sia del cimitero che della tomba di James Smithson. Il Firpo era succeduto al padre nel medesimo incarico. C’era Federico Guarini, guardia municipale, incaricato dall’ufficio di igiene ad essere presente alla esumazione, vedi la persona a figura 20. Infine Paolo Parodi, fabbro e impresario delle pompe funebri, incaricato di trasferire le povere ossa nella cassetta di metallo e saldarne la chiusura.

Fig. 19 – Bishop con il cranio di Smithson (Smithsonian Institution Archives)

 

L’ultimo dell’anno di Giovanni Battista Firpo con James Smithson

I resti mortali racchiusi in una cassetta di metallo rimasero nella cappella del cimitero coperta dalla bandiera americana, sotto la custodia di Giovanni Battista Firpo, che accettò di rimanere lì nella cappella, notte e giorno fino al sabato 2 gennaio.

Fig. 20 – La bara di James Smithson esce dal cimitero (Smithsonian Institution Archives)

Il sabato mattina, sempre in presenza degli stessi testimoni, la cassetta fu posta in una bara di legno duro e Mabel mise sopra di essa una corona fatta con le foglie presenti nel sepolcro di James. Il costo dell’operazione risultò così costituito: tasse per esportazione 360 lire, becchino 81,85 lire, muratore 17 lire, giardiniere e assistenti 69 lire, trasporto dal cimitero alla nave diretta a New York 430 lire.

I commenti americani e inglesi

Dopo la pietosa operazione il console americano, William Henry Bishop, si rivolge a Bell: “Ti assicuro, che ho avuto un sentimento di vera emozione, quando ho messo la bandiera americana sul corpo di questo illustre uomo. […] aggiunge: “Non sapevo chi fosse Smithson e posso anche dire che fui sorpreso di venire a sapere che fosse stato sepolto a Genova, molto più sorpreso che fosse inglese e che non aveva mai messo piede negli Stai Uniti.”

Less Noel invece con tipica diplomazia inglese:

“Anche se siamo dispiaciuti di perdere i resti mortali di Smithson, nello stesso modo sentiamo che nel paese a cui ha lasciato i soldi, con intento caritatevole, i suoi resti mortali saranno  ricevuti con onore e gloria, e che la nostra perdita è un guadagno per l’America. Per noi rimarrà sempre un piacevole ricordo che, a partire dalla data della sua sepoltura fino ai giorni nostri, abbiamo avuto in nostra custodia, in questo piccolo pittoresco sagrato (in this picturesque little churchyard), i resti di un uomo la cui lungimiranza e gentilezza hanno permesso a tanti nel Nuovo Mondo di trarne beneficio.”

Finite le ultime operazioni Bell e Bishop accompagnarono i resti mortali di Smithson sulla “Prinzess Irene” della North German Lloyd Company.

Fig. 21 – Articoli sulla partenza del piroscafo e il cablogramma spedito da Bell a bordo della “Prinzess Irene”

Un anno dopo parte la tomba

Nel novembre del 1904, incominciarono i preparativi per imballare e spedire la tomba di Smithson. I pezzi del sarcofago furono messi in 16 casse e lasciarono Genova l’otto di dicembre del 1904, a bordo della “Prinzess Irene”, la medesima nave che trasportò l’anno prima il corpo di Smithson. La tomba fu collocata nel Smithsonian Institute e il ferro della cancellata, che ne circondava la tomba, fu riciclato e divenne il cancello di accesso alla sua cappella mortuaria a Washington. Il marmo e il ferro serviti per fare il sepolcro di Smithson, opere eseguite nel lontano 1829, ora sono li a Washington come unico e ultimo ricordo di Genova.

Fig. 22 – Il cancello nel “Smithsonian Institute” riutilizzato usando il recinto della tomba di Genova

Il giornale americano “Evening Star” l’otto gennaio 1904 scriveva, sbagliando, che la città di Genova conserverà il monumento eretto alla memoria di Smithson.

Fig. 23 – Il giornale americano “Evening Star” dell’otto gennaio 1904

Da Genova si avverò il suo sogno

Il motivo vero per cui James venne a Genova non è ancora chiaro, rapporti di lavoro con altri scienziati, il clima mite che tanto piaceva agli inglesi o che poteva di essere sollievo alla sua salute. Le supposizioni sono tante, ma quello che mi piacerebbe pensare è che James venne a Genova allo scopo di prendere un vascello e partire verso la sua agognata America.

Come un nuovo Cristoforo Colombo, alla ricerca di nuove opportunità, i poveri resti di Smithson arrivarono a New York la notte del 19 gennaio 1904 e per disposizione dell’allora Presidente degli Stati Uniti, la “U.S.S. (United States Ship) Dolphin” gli andò incontro e lo scortò fino al suo arrivo a Washington.

Di Smithson negli Stati Uniti arrivò per primo il suo oro, poi le sue ossa, infine la sua tomba, ma quello che prevalse su tutto, fu il suo spirito di scienziato, che lui sintetizzo in una frase;

“For the increase and diffusion of knowledge among men”

(“Per la crescita e la diffusione della conoscenza tra gli uomini“)

Di lui rimane anche una frase profetica, dove traspare un lieve risentimento verso la famiglia di origine:

Cosa rimane di Smithson a Genova?

Prossimamente troverete la risposta a questa domanda. Ci sarà in seguito anche un blog dedicato alla “Holy Ghost Church” di piazza Marsala e ad altre sepolture del vecchio “Cimitero degli Inglesi”

BIBLIOGRAFIA

  • The Stranger and the Statesman: James Smithson, John Quincy Adams, and the …;
  • The Lost World of James Smithson, Science, Revolution, and the birth of the Smithsonian, by Heather Ewing, 2007, Bloomsbury, New York;
  • “James Smithson: il mecenate dimenticato” di Francesca Boschieri – 2004;
  • “Manual Report of the Smithsonian Institute” (c/o Società Ligure di Storia Patria);
  • Vari quotidiani statunitensi e Italiani;

 

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