Le poesie nel parco di Villa Duchessa di Galliera

Poi ci vado, poi ci vado. Quante volte l’ho detto, quante volte l’abbiamo detto, quando volevamo andare a visitare un luogo. Poi arriva una tempesta e allora tutto cambia, ci si ricorda improvvisamente che tutto può fuggire in un attimo, scivolarci via dalle mani senza poter far nulla per impedirlo. Allora decido di andare a vedere lo storico Parco di Villa Duchessa di Galliera, invitato dagli amici di Voltri. In questo parco la natura è quella regolamentata dall’uomo nel corso dei secoli, quella stessa natura che ti da’ meravigliosi regali, ma poi improvvisamente si riprende il tutto. Svegliandoci da quel torpore, dopo i primi momenti di sgomento, si deve intervenire con fatica a rimettere tutto a posto, ma soprattutto nel modo giusto, con mano esperta, come le persone del Comune, del Municipio Ponente, di ASTer, i volontari, l’istituto Marsano, gli Alpini e gli Scout che son intervenuti per far ritornare ai vecchi fasti il Parco. Un intervento che sa di amore, di poesia. A tal proposito la Villa e il suo Parco sono stati luoghi dove sono nate poesie, posti che hanno creato emozioni e sentimenti. Ma ora torniamo un po’ indietro nel tempo.

Dodici saluti il mattino e dodici la sera

Il 24 giugno 1811 Francesco Gianni – poeta pensionario di sua maestà l’imperatore e re – scrive all’amico conte Giuseppe Alborghetti “La contessa Brignole (ndr Anna Pieri Brignole moglie di Anton Giulio III Brignole Sale) la più rispettabile per non dire adorabile di quante dame vanti l’Europa, mi condusse improvvisamente in Genova, che può dirsi la mia patria poetica.

Anna Pieri Brignole Sale

[…] fui invitato dalla mia conduttrice a darle in versi improvvisi almeno la buona sera. […] Ella stessa scrisse questo saluto poetico in presenza di vari amici, che mi applaudirono oltre il dovere, forse per eccitarmi a cose maggiori, come di fatto avvenne.

Il mattino seguente fui da essi invitato a dare il buon giorno alla dama: e siccome eravamo tutti alloggiati nel suo magnifico palazzo alla campagna di Voltri in riva al mare,

io profittando delle scene, che la natura del luogo offriva ai miei occhi, feci all’improvviso per dodici giorni, dodici saluti il mattino e dodici la sera. 

Il poeta improvvisatore parla dell’autunno del 1810, quando insieme alla contessa partì da Parigi e giunto nella città di Giano tra le più liete accoglienze, fecero per quattro mesi a gara que’ cortesi gentiluomi ad istrapparselo, ad onorarlo. La villa ispirogli i Saluti del mattino, la città ben molti improvvisi.

La descrizione della Villa

Il professore Francesco Bocci, console di Toscana, il 25 febbraio 1811 scrive nelle note del libro “De i saluti del mattino, e de la sera, e d’altri canti improvvisati dal sig. Francesco Gianni”: per la massima parte furono improvvisati nella Casa di Campagna del Signor Avvocato Giuseppe Cambiaso, nella quale il nostro Poeta magnificamente ospitava.(4) Per la massima parte, furono improvvisati in casa Cambiaso, ma tutto sicuramente nacque a Voltri come scrisse di suo pugno il poeta e nella prefazione dello stesso libro, lo stesso Bocci, descrive il Palagio, che non può essere che la nostra Villa di Voltri:

“Siede il Palagio, di che ragiono, a fronte quasi dell’Austro, e nel bel mezzo alla pendice di un monte, che s’orna il capo di ben fronzuta selvetta, e il piè se tuffa nella sottoposta marina:

due fiumi (ndr il Leira e il Cerusa) placidamente mormoranti fra sasso e sasso gli discorrono per ambo i lati,

e per l’altra lo disgiungono alquanto da lunga fila d’altre fastose montagne, che sporgendosi al di fuora per l’una parte, e per l’altra a guisa appunto d’un mezzo cerchio fan sì, che quel Palagio tra lor si stia qual punta di freccia in arco teso a balestra. Quindi però si scorge teatro magnifico, immenso, specchiantesi vagamente nel mare, ed in cui si appresentano, a cento, torri, castella, grandeggianti edifici, posti in bell’ordine olivi, melaranci, e vigneti, ed ora qui, ed ora là deserte capannette, sfaldate, ed arsicce colline, acque allo ingiù precipitevoli, e massi, e rottami, e dirupi il tutto con tanto magica alternativa, e contrasto, che se troppo intento il consideri temi forse di traveder per un sogno, tanto è lo stupor, che ti prende.

Attorniano quella eccelsa Magione giardini tapezzati d’ogni fior peregrino,

e nostrale, zampillanti, e limpide fonti, capaci, ed agiatissime grotte, acconci, e dilettosi boschetti,

riposti praticelli, viette, a mille, tortuose ingannevoli,

e quanto in somma offerir ne puote abbellita dall’arte Natura, che tutto fa, nulla si scopre. Francesco Bocci, 25 febbraio 1811″

Una poesia vent’anni dopo

Siamo sempre nella villa di Voltri, si parla sempre di poesie, ma cambiano sia l’autore che la nobildonna. Nel settembre del 1830 infatti è Davide Bertolotti, scrittore e giornalista, che trova ispirazione nel bosco della Villa e la sua musa ispiratrice ora è Artemisia Negrone sposa di Antonio Brignole Sale (figlio di Anna Pieri), genitori della Duchessa.

Qui di seguito la poesia che nell’incipit il Bertolotti titola “Versi trovati nel bosco della Villa Brignole-Sale a Voltri in sul finire del settembre 1830”:

“Gioconda idea! Qui s’aggirò Misina; / Colà s’assise.

Serba l’eco ancora / Della sua voce l’armonia. Reina / di questi boschi, e de’ bei cor sospiro, /

se te lontana ammiro, / presente adorerei. Che tu l’Olimpo / ornar potresti, e avria / l’Olimpo allora / la dea che solo manchi alle sue feste, / la cortesia celeste. / Ah come lungi dall’Italia puoi / Trar pe’ ghiacci dell’Alpi errante il piede, / lasciando in lutto la Ninfal tua sede? /

Deh riedi;  e questi fonti, / vaghi di farsi specchio agli occhi tuoi, / volgeranno in argento i puri umori /

e rideran per ogn’intorno i fiori, / pregando, ah non invano, / che alcun ne colga la tua bianca mano /

Te fra le amate fronde / chiama cantando il flebile usignuolo; / Te, levandosi a volo, / la gaia lodoletta ridomanda. /

Già t’appresta ghirlanda / d’erbe odorose il prato; / già spiran l’aure con più molle fiato. / 

Deh riedi a queste sponde; / te invoca il colle, te sospiran l’onde, / l’onde del mar soggetto / cui tranquillavi col sereno aspetto, /

e che, te rileggendo, in suon più lene / verran sul lido a carezzar le arene. / Oh selve, allor beate, / Questi rozzi miei versi a Lei serbate.”

Lo stesso autore in una sua guida sulla Liguria così descrive la villa:

“Sopra a Voltri s’erge la Villa Brignole Sale, cantata dal Giani e da altri. Oft over thys scenes with rapature eyes the muse has lov’d to stray (ndr  Scoprite le scene con gli occhi rapiti che la musa ha amato). La nobiltà e la ricchezza, la scienza e la virtù, la cortesia e la grazia ivi tengono la sede autunnale, in principesche sale,

fra le stupende vedute, nel mezzo di giardini e boschi di rinomanza europea. […]

Il colle sul quale pompeggia la villa Brignole, si leva in mezzo alle due valli di Voltri.”

Ritorniamo ai nostri giorni e concedetemi tra tante poesie una mia breve licenza, per chiudere questo racconto.

Tre son ora i cantori

Al giorn d’oggi, cantori di tal bella natura, / che alberga in codesta nostra Villa, / tre ne abbiamo per nostra fortuna. / La loro parlata scivola tranquilla, / e anche se le rime non è lor mestiere, / ogni storia ti accende qual scintilla, / ti narrano con belle maniere / la storia del duca e della duchessa. / Ascoltarli è sì, un gran piacere / in silenzio, come a sentir messa. / ma or vi dico i lor nomi, cara platea / che son tre, come dissi in premessa / Emanuele, Matteo ed Andrea (1)

(1) Emanuele Musso, Matteo Frulio e Andrea Casalino

Emanuele, Matteo e Andrea, i cantori di tal bella natura

 

Bibliografia

  • Francesco Fabi Montani, Elogio storico di F. Gianni, Roma 1843
  • De i saluti del mattino, e de la sera e d’altri canti improvvisati dal sig. Francesco Gianni,  stamperia della Marina Imperiale e della Gazzetta, Piazza Nuova Genova 1811
  • Giornale arcadico di scienze, lettere, ed arti, Volume 44, Roma 1843
  • D. Bertolotti, Il Nuovo Ricoglitore ossia Archivi d’ogni letteratura antica e moderna, parte prima, Milano 1831
  •  D. Bertolotti, Viaggio nella Liguria marittima, tomo primo, Torino 1834
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