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Evasio Radice: “Britain, this great country”

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Evasio Radice, un italiano tra gli inglesi

Fig. 1 – Ritratto di Evasio Radice – 1840

Nel mio censimento di coloro che giacciono sepolti, nella parte del cimitero di Staglieno dedicata alle tombe provenienti da quello di S. Benigno, un nome mi ha colpito rispetto agli altri. Quello di un italiano. Evasio Radice. La lettura delle righe scolpite nel marmo non è stata facile, perché il tempo ha consunto alcune parti. Non abbastanza però, per capire di chi si trattava. Questo è quanto si riesce a leggere sui quattro lati della tomba:

Fig. 2 – La tomba al Cimitero monumentale di Staglieno

lato A) WHEN THE LAR HEARD THEN IT BLESSED […] BEATO DICE A ME CHI ASCOLTAVA

lato B) DILETTO COMPAGNO / LA TUA MARIA HUTTON CON GLI ORFANI FIGLI, / ALBERTO HAMPDEN E FIORENZA NINA / NON HA CONFORTO CHE NELLA FIDANZA IN DIO, / DI RIUNIRSI CON TE NELLA VITA ETERNA.

Fig. 3 – “Diletto compagno, la tua Maria Hutton…”

lato C) REDUCE IN PATRIA PER SEI VOLTE A COMIZII LEGISLATIVI DEPUTATO / DUE DIFFICILI LEGAZIONI SOSTENNE / COLPITO DAL MORBO ASIATICO / CHE LA SUA CARITÀ AVEA DIANZI RESO PIÙ VITA / AI POVERI / MORÌ DI ANNI 60 E MESI 10 IL XXIX OTT. MDCCCLV

lato D) AL COLONELLO / EVASIO RADICE VERCELLESE / […] INGEGNO E RARA DI COSTUMI NON IGNOTO AGLI STRANIERI, CELEBRE FRA I SUOI / LE SCIENZE MATEMATICHE INSEGNATE CON LODE / NELLA REALE ACCADEMIA DI TORINO / E LE LETTERE ITALIANE, LATINE, GRECHE / GLI DIEDERO CONFORTO NELL’ONORATO ESILIO / E CATTEDRA NELL’UNIVERSITA’ DI DUBLINO.

Si attivò contro i regimi assolutisti

Livornese di nascita, dopo una carriera militare, come capitano d’artiglieria, prese parte alla rivoluzione piemontese del 1821. Dopo il fallimento del moto fu costretto all’esilio e a seguito di una sentenza  – 19 luglio 1821 – condannato a morte in contumacia insieme a Santorre di Santarosa, San Marzano, Ravina ed altri rivoluzionari. Si rifugiò in Spagna dove prese parte alla lotta con i costituzionalisti, poi andò in Irlanda insegnando letteratura italiana e greca. A Dublino incontrò Maria, la sua futura moglie. A Londra conobbe Giuseppe Mazzini nel 1846. Tornò nel 1848 a Torino e fu reintegrato nell’ambito militare. In seguito fu eletto deputato al parlamento subalpino, riconfermato altre volte, fu poi mandato in veste di ministro plenipotenziario alla Dieta di Francoforte e presso il governo del Belgio.

Fig. 4 – Ritratto di Evasio Radice – 1826
Un progetto di legge di Evasio Radice all’Istituto Mazziniano

Facendo una ricerca nel web ho trovato, che della documentazione su Evasio Radice, era presente nell’archivio dell’Istituto Mazziniano di Genova (Fondi Archivistici – legato Giovanni Ricci). Preso un appuntamento in questo Istituto ho potuto consultare, come si legge nel fascicolo a lui intestato, «Di un progetto di legge per onorare la memoria dei martiri politici morti sul patibolo o in esilio, benificare le vedove e gli orfani; favorire i superstiti, presentato alla camera dei deputati il 29 maggio 1848.»

Fig. 5 – Il fascicolo contenente la documentazione di Evasio Radice
Fig. 6 – La documentazione di Evasio Radice

Progetto di legge «Considerando che un Popolo libero è debitore di riconoscenza ai primi Iniziatori della patria libertà – Che molti nostri concittadini e fratelli furono fatti iniquamente morire, martiri gloriosi di sublimi convinzioni. Che molti vennero iniquamente condannati a tapinare per lunghi anni nell’esilio e nella povertà. Che molti fra i superstiti reduci in patria per forza di quelli leggi che essi primi sentirono e primi osarono proclamare, vanno tuttavia strascinando miseramente la vita nella dimenticanza e nella miseria. Considerando che i sudati frutti della libertà vengono tuttora divorati da moltissimi propugnatori della passata tirannide mente gli Apostoli primi e infaticabili di queste nostre libere Istituzioni; vengono per inique arti reietti dai piccoli e grandi Impieghi civili e militari. Considerando finalmente che una Nazione fatta libera per le inspirazioni, pei dolori, pel sangue di molti generosi suoi figli debba ormai calcare imperterrita le vie grandi e superbe della Libertà

Propongo

1º La memoria di tutti quei morti concittadini i quali furono fatti morire per delitti così detti, politici sia proclamata Santa e venerata dalla Nazione. I loro nomi, scolpiti in tavole di bronzo, saranno appesi in uno dei primi Santuari di Torino e Genova. […]

Fig. 7 – La documentazione di Evasio Radice
Fig. 8 – La documentazione di Evasio Radice

6º Un’apposita commissione emanata dal seno della Camera dei deputati; sarà esaminata a regolare ed attivare le disposizioni della presente legge.

Evasio Radice deputato posta sul tavolo del Presidente della Camera il 27 di Maggio 1848.»

Fig. 9 – La firma di Evasio Radice

“I forti di Castelletto e di S. Giorgio sono perfettamente inutili”

Fra le tante discussione a cui partecipò alla Camera dei Deputati, una riguardava Genova: “Discussione per la presa in considerazione dei progetti di legge del deputato Bixio per la demolizione dei forti che non hanno per iscopo la difesa delle città dal nemico e per l’espurgazione del porto di Genova”. Ecco l’intervento alla Camera del 9 giugno 1848:

Fig. 10 – La statua di Lorenzo Pareto a Palazzo Tursi

Lorenzo Pareto – Ministro degli esteri. «La posizione della quistione è che tutti i forti che non servono alla difesa della patria contro il nemico siano aboliti. Non doversi postare altrimenti la quistione; poiché le particolarità qualche volta potrebbero far pendere la discussione là dove non deve entrare. I forti di Genova si sa per quale motivo erano stati costrutti: noi non li vogliamo più; e questa credo che sia l’opinione della Camera; che cioè non vi debba più essere oppressione da paese a paese. Tutti i forti che servono a minacciare la libertà all’interno debbono essere demoliti. —La legge dovrà essere presa in considerazione. In quanto all’emendamento proposto dal signor Presidente dei Ministri, esso non può […]. E soggiungo poiché abbiamo difeso il paese contro i tedeschi quando il Castelletto e il S. Giorgio non esistevano, e lo sapremo difendere ancora quando questi più non saranno. Sembrerà che in questo momento io abbia dimenticato di essere ministro; ma debbo rammentarmi che prima di tutto son genovese e cittadino (Fragorosissimi applausi).»

Subito dopo prende la parola Evasio Radice: “Io voleva solamente far qualche osservazione a convalidare l’opinione del ministro degli affari esteri; egli disse altamente che il forte di Castelletto e quello di S. Giorgio nemmeno in un caso di guerra possono essere utili alla difesa della città; perciocché questi forti sono dominati dalle fortificazioni delle due cerchie esterne; epperò se i forti esterni sono occupati, e quindi combattuti i forti interni, egli sarà impossibile di far servir questi due in qualunque circostanza a difesa. Se dunque come sistema di difesa dalla parte di terra, come dalla parte di mare, i forti di Castelletto e di S. Giorgio sono perfettamente inutili, inutilissimi poi come difesa interna, egli sarà opera non solo giusta, ma eziandio santissima il distruggerli — perciocché non a difesa ma ad oppressione sono essi stati piantati — e noi lo sappiamo assai bene.”

La prima traccia che ho seguito per rintracciare i parenti di Evasio

Cercando notizie su Radice mi sono imbattuto in una anteprima di un libro dove un discendente dello stesso ne tracciava, in poche righe, il suo attaccamento alla nazione che lo aveva ospitato, insieme ad altri esuli italiani. Il titolo di questo blog mi è stato suggerito da una frase che ho preso appunto da questo libro, il cui autore è Giles Radice¹: “But he remaneid very grateful to the nation which had befriended him and always spoke of Britain as “this great country”, a view shared by most Italians.” (Ma rimase molto grato alla nazione che lo aveva aiutato e ha sempre parlato della Gran Bretagna come “questo grande paese”, opinione condivisa dalla maggior parte degli italiani.)

¹The Rt Hon. the Lord Giles Heneage Radice, ha seguito la carriera politica del bis-bis-nonno Evasio, infatti è un membro laburista, nella Camera dei Lord del Regno Unito.

Si attivò a Genova verso i poveri colpiti dal colera

Finita la carriera politica venne a Genova, qui si prodigò durante l’epidemia di colera che colpì la città nel 1854. Fece parte della Commissione di Soccorso del sestiere di S. Teodoro, dove profuse denaro e interventi personali, per alleviare le sofferenze dei più poveri. Queste commissioni furono istituite dal Comune ai primi segnali dell’arrivo del morbo asiatico. Erano composte da alcune persone che dedicarono “anima e corpo” alle sofferenze dei malati. Le Commissioni erano state costituite nei Sestieri di S. Vincenzo, Portoria, Molo, Maddalena, Prè e S. Teodoro ed anche alcuni dei componenti, purtroppo, ne furono colpiti.

Fig. 11 – Stralcio di una pagina del “Corriere Mercantile” del 1854

Evasio ritornò a Genova l’anno dopo per alcuni giorni, con l’intenzione di raggiungere in seguito i familiari in Sassonia, ma qui, nella città a cui aveva offerto spontaneamente la sua opera, il morbo asiatico implacabile lo attendeva. Si era tanto prodigato a combatterlo per poter arrestarne lo sviluppo, ed impedirne il ritorno nella nostra città, ma alle 9 di sera del 29 ottobre lasciò questa terra.

Fig. 12 – Necrologio sulla “Gazzetta di Genova” del 30 ottobre 1855

Il “Corriere Mercantile” ne annunciò la dolorosa notizia in un articolo, dove ne descrisse la vita esemplare.

Fig. 13 – Il ricordo di Evasio Radice nel “Corriere Mercantile” del 3 novembre 1855

Bibliografia

  • Portale storico della Camera dei deputati < http://storia.camera.it/>
  • Radice, Giles, Offshore: Britain and the European Idea,  London, 1992
  • Romeo Rosario, Cavour e il suo tempo – vol. 2 1842-1854