Dietro le quinte a Bassano Romano, scoprendo Genova

Chissà quanti di voi hanno presenziato a una presentazione di un libro o di un saggio; ma avete mai assistito a tutto il lavoro che c’è dietro le quinte? Non parlo dei collegamenti elettrici e fonici, certamente utili al buon funzionamento delle presentazioni, ma di tutte quelle prove che i vari relatori affrontano prima del contatto a tu per tu con il pubblico: i loro scrupolosi accordi sui tempi e sui modi degli interventi. Quello di cui sto parlando è la presentazione del romanzo “La vena nera, una storia michelangiolesca” di Gianni Donati ed Enrico Giustiniani e del saggio “Discorso sopra il Cristo Giustiniani di Michelangelo Buonarroti” di Nicoletta Giustiniani. Siamo a Bassano Romano a una sessantina di chilometri dalla capitale, in villa Giustiniani residenza seicentesca del collezionista d’arte, il marchese Vincenzo Giustiniani. I preparativi iniziano ed io, da modesto osservatore, passo dall’appartamento degli Anguillara, sala della presentazione – dove  già fervono i preparativi – alle sale affrescate al primo piano.

Da basso Fiorella Proietti coordina gli interventi, e come un direttore d’orchestra impartisce e suggerisce i tempi di intervento; per chi dovrà spiegare il suo libro o il suo saggio; per chi presenterà i personaggi storici anche recitandone le parti e parliamo della poliedrica Claudia Pavoletti; e per chi come il violinista Michelangelo Pietroniro che ne dovrà accompagnare musicalmente i momenti salienti.

Di sopra, passando da un affresco all’altro, eccomi nella sala del Parnaso, suggestiva come le altre, ma per un genovese questa è molto speciale. Infatti ecco Genova rappresentata in una piantina contrapposta, sull’altra parete, alla veduta di Chios. In questa stanza, già studiolo del marchese Vincenzo Giustiniani, sono appunto rappresentati quei luoghi legati alla famiglia genovese, una la loro patria, l’altra l’isola che governarono dal 1362 al 1566.

Salendo e scendendo mi tengono compagnia, di sotto, gli “accordi” del maestro Michelangelo e qui al primo piano mi par di sentire le note degli strumenti musicali che si trovano dipinti nella sala del Parnaso.

Bassano Romano – strumenti musicali nella sala del Parnaso

Bassano Romano – il teatrino

Star dietro le quinte qui in villa Giustiniani è ancora di più reale. Infatti in questo mio girare per le stanze ho varcato una porta posta nel cortile. Signori, quel che appare è una meraviglia: un piccolo teatro, tutto in legno, del ‘700, per ospitare duecento persone.

Quando di sopra passo da una sala all’altra le aquile giustiniane mi accompagnano. Nel salone dei Cesari c’è quella presente nello stemma, là sulla volta, altre quattro in altrettanti stemmi nella sala dell’Eterna felicità e nella sala di Amore e Psiche, quest’ultima affrescata dal genovese Bernardo Castello. Un’altra in un paravento di un caminetto e altre due presenti in compagnia di Giove nel camerino di Diana e nella Galleria. Senza dimenticare quelle che nella Galleria contornano alcuni busti dei Giustiniani e che invece nel salone del Parnaso sono sovrastate da dei cartigli. (Iusta sum et cum iustis maneo – Iuppiter me misit cum iustis).

Bassano Romano – lo stemma dei Giustiniani

Poi ritornando al piano terra, nel cortile, volgo lo sguardo verso il cielo. Non sarei stupito se ne vedessi volteggiare una sopra di me.

Enrico Giustiniani, da buon padrone di casa, osserva e consiglia, per Gianni Donati ci sono le ultime verifiche, un po’ camminando su e giù nel cortile un pò stando seduto, mentre Nicoletta Giustiniani conversa amabilmente con don Jerome Muniglia de’ Giustiniani.

La luce del pomeriggio attraversa la finestra e illumina Claudia Pavoletti su come procedere, su come si dovranno muovere le ragazze in costume storico. O meglio ancora, capire quale sarà il sottofondo musicale quando entreranno in scena Clelia e Maria Flaminia Phampili. Il Träumerei di Schumann o la Meditation dalla Thaïs di Massenet?

E che dire della Loggia con la sua pavimentazione a quadrotti di ardesia e marmo bianco che mi ricordano quelle che si trovano a Genova. Guardo il depliant e a conferma del mio pensiero trovo scritto: “La pavimentazione fu fornita e disegnata dall’architetto genovese Giovanni Battista Casella, al quale furono liquidati 150 scudi il 12 novembre 1603.”

Nulla invece da preparare, da controllare per lo scultore Pablo Damian Cristi, sicuramente dirà due sole parole: Lui che è abituato a dialogare con il marmo, inventerà sul momento, come solo un artista sa fare. Più tardi si potranno notare le sue mani che fremono nell’attesa di iniziare il terzo Cristo Giustiniani.

Signori è giunta l’ora: inizia la presentazione. Intanto poco distante, nella chiesa di S. Vincenzo di Bassano Romano, il Cristo michelangiolesco sta aspettando…

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